Valle, Moreno, Sergi Roberto, Azon, Jesus Rodriguez. Paz e Diao vengono da lì, così come veniva da lì Pepe Reina. Quanta Spagna nel Como! Tutti sotto la direttiva di Cesc Fabregas e del suo staff, anch’esso per buona parte iberico. Ma il primo spagnolo che questa società ha portato sul Lario è stato un altro: Alex Blanco. Molti ricorderanno il simpatico video con cui fu ufficializzato: “Como non è una domanda, è la risposta”.

La sua esperienza qui ha vissuto alti e bassi: una cinquantina di presenze in B tra il 2022 e il 2023, 4 gol e 3 assist. Forse meno di quanto ci si potesse aspettare da un ragazzo che arrivava dal Valencia. Dopo una parentesi alla Reggiana, l’estate scorsa ha sposato un progetto nuovo firmando per l’Olimpia Lubiana, in Slovenia. E lì ha vissuto una stagione positiva: campionato vinto, tre reti in Conference League e tanta fiducia. Abbiamo fatto una bella chiacchierata col 26enne Blanco: gentile lui, gentile la società biancoverde ad accordarcela.
Come sta andando in Slovenia, Alex? Ti trovi bene?
“Molto bene, sono felice. Credo che la scorsa sia stata una delle mie migliori stagioni. Sono venuto qui da un giorno all’altro, mi ha chiamato l’allenatore che era spagnolo, mi ha illustrato il progetto che era di vincere il campionato e in più eravamo qualificati alla Conference, che per me è stato un bel bonus nella scelta. Ora invece abbiamo un allenatore portoghese, ma anche con lui mi trovo bene perché propone un bel calcio”.
Hai sfruttato la vetrina europea segnando tre gol. Tra pochi giorni invece esordirai in Champions, almeno ai preliminari. Non male.
“Sì, infatti. Il primo turno sarà contro il Kairat, una squadra kazaka. Però il percorso per arrivare alla fase finale è molto lungo e difficile: nei turni successivi potrebbero capitarci squadre come Benfica e Fenerbahce, ci servirebbe molta fortuna. Però il format è cambiato rispetto agli altri anni: male che vada retrocederemo in Conference, ma speriamo di passare qualche turno in modo da fare almeno l’Europa League”.
E del Como cosa ci dici?
“Solo cose buone. La città, la gente… Due anni molto belli. Conservo tanti amici. Mi sono misurato con un calcio molto diverso da quello spagnolo e ho imparato tanto da ogni allenatore che ho avuto: Gattuso, Longo, Fabregas e Nesta (alla Reggiana, ndr). Ci sono stati momenti molto difficili, però mi hanno fatto crescere. Anche la mia famiglia è stata felice in Italia e ogni tanto ci torno”.
Quando è arrivata la promozione in Serie A, l’hai sentita anche un po’ tua? Il tuo mattoncino l’hai messo in quel girone d’andata.
“Da una parte sì. Erano tutti miei compagni, tutti amici”.
Ora il Como sta spendendo tanto. Secondo te sta anche spendendo bene?
“Direi che ogni sessione di mercato è sempre meglio. E i risultati si vedono. Possono arrivare a fare grandi cose secondo me nel mondo del calcio, anche in Europa, sicuramente. Lo spero. Ci sono tante squadre che spendono tanto e non arrivano agli obiettivi, però il Como ha Cesc: lui ha una testa speciale, sa come dirigere. Sono stato con lui a Londra, ho conosciuto la sua famiglia e ogni tanto ci sentiamo”.
Ho ripensato alla tua esperienza a Como. Ricordo quel bell’inizio di stagione con Gattuso, ma ricordo anche quella partita di Perugia dove Longo ti ha tolto all’intervallo e poi non ti ha praticamente più fatto giocare. Fabregas invece qualche chance te l’ha data. Cosa non ha funzionato?
“Potevo fare di più, ho faticato ad adattarmi all’organizzazione tattica che c’è in Italia, però sono comunque orgoglioso di ciò che ho fatto. Nel momento in cui è arrivato Longo secondo me stavo vivendo uno dei miei momenti migliori. Ma sia a me che alla squadra mancava continuità. Longo ha iniziato a mettermi in ruoli dove non ero abituato. Sono un esterno offensivo e non mi sentivo a mio agio a fare il terzino, però ho imparato tanto e devo anche ringraziarlo, perché per esempio in Slovenia mi sono trovato anche a fare quel ruolo a volte. Ho sempre cercato di essere professionale anche quando non giocavo, allenandomi a duemila. Avrei potuto anche andare via qualche mese prima, però non avevo le opzioni che volevo, anche economicamente. A Como stavo bene, avevo firmato un contratto e non volevo perdere soldi, sono sincero”.
Tu sei stato il primo acquisto spagnolo. Ora ce ne sono tanti altri: Sergi Roberto, Jesus Rodriguez, potrebbe arrivare anche Morata. Come li vedi questi tuoi connazionali?
”Rodriguez secondo me farà molto bene. Morata, magari! Sarebbe il top. Anche Diao e Paz sono di formazione spagnola. Sergi invece penso abbia sofferto un po’ la fisicità della Serie A perché è stato parecchio infortunato. Comunque è bello per me vedere questi giocatori a Como, sono molto contento”.

