ESCLUSIVA CC – “Comaschi, godetevi il percorso e ricordate da dove venite”

Le confessioni di Edoardo Defendi: "Ho già smesso di giocare. Il Como mi perse per un euro e poi fece scelte assurde. Questa proprietà invece è da sogno".

Per il Como, sempre!” La risposta che ci ha dato quando gli abbiamo chiesto un’intervista dice tutto riguardo al legame che c’è tra Edoardo Defendi e la nostra squadra: “L’unica nella quale sono rimasto due anni di fila, ma anche quella che mi ha regalato la gioia più grande della carriera”, spiega l’ex attaccante, con la nostra maglia tra il 2013 e il 2015, anno della promozione in B. Un legame talmente forte da portarlo a concederci qualche minuto, nonostante stesse preparando un viaggio. E durante la telefonata la sua macchina è stata pure leggermente urtata da un veicolo in manovra: nulla di serio, dopo pochi minuti eravamo ancora a chiacchierare di Como. In esclusiva per CalcioComo.it ecco le sue parole, tra specchietto retrovisore e sguardo sul futuro.

Edo, sono passati dieci anni. Ora ne hai 34. Raccontaci: come stai e cosa stai facendo nella vita?

Non sono molto social e quindi non l’avete saputo, ma ho smesso di giocare. Soprattutto per i tanti infortuni. Sono tornato a casa, nelle Marche. Mi sono laureato in scienze motorie, ho fatto un master in educazione posturale e ora ne sto facendo uno di massoterapia a Bergamo: finirò a inizio 2026. Per ora non penso a rientrare nel calcio, magari in futuro farò qualcosa coi ragazzi”.

Vieni ancora a Como qualche volta?

In realtà manco da un po’, qualche anno”.

Ma i ricordi non svaniscono…

Assolutamente! A Como feci l’unica tripletta della mia carriera, contro il Savona. Poi nei playoff che portarono alla promozione segnai un gol pesante a Matera. Ma la gioia più grande è stata nella finale d’andata contro il Bassano: dopo una lunga cavalcata tirai, presi il palo e cadendo sentii il boato dello stadio perché sulla ribattuta segnò Ganz. Bellissimo. Ma il risultato di quei playoff era scritto, dai: la partita più difficile contro il Benevento la vinciamo con un cross sbagliato di Ganz che entra in porta, e con loro che prendono un palo interno pazzesco. Peccato non essere rimasto in B: quella è stata una batosta per me”.

Cosa successe? Eri stato importante nella stagione precedente…

Ero in comproprietà col Brescia. Andammo alle buste. E il Como decise, anche per ragioni contrattuali, di scrivere ‘0 euro’. Il Brescia avrebbe potuto fare lo stesso, in quel caso sarei rimasto da voi. Ma volevano riprendermi, scrissero ‘1 euro’, tornai a Brescia, iniziai la preparazione ancora devastato dai playoff e a fine mercato mi spedirono all’Arezzo di Capuano (da allora, Defendi ha girato tra C e D senza più raggiungere i picchi di Como, ndr)”.

Non sarà stato bello. Tra l’altro sei passato da Sabatini a Capuano: una bella differenza! Cosa ricordi del mister della promozione?

Premesso che io sono molto legato anche a Colella, che mi ha valorizzato: pagò un periodo negativo. Comunque Sabatini ci diede molta calma. E in più fu umile nel riconoscere il valore del gruppo e nel farsi aiutare da Ardito”.

Dopo poco tempo, il Como andò gambe all’aria. Tu avevi già intuito qualcosa?

“No, a noi non avevano fatto mancare niente. Ma quell’estate fecero delle scelte senza capo né coda, partendo per il ritiro con dieci giocatori. Non avevano capito cosa ci aveva portato a vincere. Noi vincemmo quei playoff perché ci volevamo bene, oltre ad essere una squadra forte. C’era un affiatamento pazzesco, pensate che dopo 10 anni abbiamo ancora il gruppo Whatsapp”.

E Ganz? Ora è alla Pro Patria, tua ex squadra. In quel 2015 sembrava potesse davvero sfondare. Ci credevi anche tu?

Sicuramente aveva delle doti fantastiche in area di rigore, alla Pippo Inzaghi. Però per uno col suo carattere è fondamentale essere in un ambiente giusto dove si sente stimato e benvoluto. Comunque la sua bella carriera l’ha fatta. Non è mica facile emergere”.

Il Como di oggi emergerà? Come lo vedi?

Percorso incredibile, neanche nei miei sogni più reconditi immaginavo la proprietà più ricca d’Italia a Como. Sicuramente nel tempo arriveranno dove vogliono arrivare. Però la squadra è giovane, è appena il secondo anno e in Serie A arrivare in Europa è complicatissimo. E non so mai quanto sia utile bruciare le tappe. Da tifoso mi gusterei il percorso e non rimarrei deluso se non succedesse. Mai, mai dimenticarsi da dove si viene”.

Alvaro Morata

Da attaccante, Morata o Douvikas?

Ero innamorato di Morata, per me domanda scontata. Se devo pensare alle caratteristiche dei due, Morata. Fabregas lo conosce e non l’ha preso a caso: ha in mente qualcosa per lui. Mi auguro possa ritrovare la condizione perché può far fare il salto di qualità”.

Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Ciccio Graziani ai nostri microfoni: "Il Como mi entusiasma. Chi avrebbe dato tanta fiducia a...
Tutti i dettagli sull'operazione di mercato che a gennaio ha coinvolto il Como...
Non è ancora pienamente riassorbita la botta patita sabato a Cagliari...

Altre notizie