Tiene banco a Como la controversia sull’uso del nome di Stefano Borgonovo, indimenticato simbolo del calcio lariano e figura profondamente legata alla storia del club. Da ieri, il gruppo organizzato di tifosi “Pesi Massimi” si è visto recapitare una lettera di diffida dallo studio legale della famiglia Borgonovo, con la quale viene revocata l’autorizzazione a utilizzare il nome dell’ex attaccante biancoblù per le proprie iniziative.
La notizia ha immediatamente acceso un acceso dibattito tra i sostenitori del Como, divisi tra il rispetto per la volontà della famiglia e la delusione per una decisione percepita come un distacco da una parte importante della tifoseria. Borgonovo, ricordato per la sua straordinaria carriera e per il coraggio con cui ha affrontato la malattia, rappresenta per i tifosi un’icona identitaria e un esempio di passione e dignità sportiva.
Sulla vicenda è intervenuto, intervistato dai colleghi de La Provincia, l’avvocato Antonio Dostuni, che ha offerto un’interpretazione giuridica della questione, rispondendo al quesito sollevato dal quotidiano: si può davvero vietare l’uso del nome di un calciatore per iniziative commemorative?
“La legittimità di un veto – ha spiegato Dostuni – sussiste solo se l’uso del nome risulta offensivo, lesivo della memoria o finalizzato al lucro. Fuori da questi casi, non è possibile vietarne l’impiego, soprattutto quando si tratta di iniziative celebrative o commemorative, che anzi contribuiscono a mantenere vivo il ricordo e il prestigio della persona scomparsa, purché non vi siano secondi fini di natura commerciale.”
Un’analisi che lascia aperto il dibattito e che, di fatto, non risolve definitivamente la questione. La famiglia Borgonovo, da parte sua, ha sempre mostrato grande attenzione al rispetto della figura di Stefano e alla tutela della sua eredità morale, ma la diffida ai tifosi segna un passo destinato a far discutere.
Per il momento, non è chiaro se ci saranno ulteriori sviluppi legali o un tentativo di mediazione tra le parti, ma la vicenda pone nuovamente al centro dell’attenzione un tema delicato: il confine tra diritto all’immagine e memoria collettiva, soprattutto quando si parla di personaggi che hanno lasciato un segno profondo nella storia sportiva e umana di una comunità.





Amarezza, rammarico. Tensione non direi.