In una recente intervista rilasciata a Siti Scommesse, Luciano Mondellini, direttore di Sport&Finanza e Calcio&Finanza, ha espresso un punto di vista critico sulla decisione di far disputare Milan e Como una partita ufficiale di Serie A a Perth, in Australia. Secondo il giornalista, si tratta di un’operazione che dimostra come il calcio italiano fatichi ancora a valorizzare pienamente il proprio potenziale interno, preferendo talvolta iniziative simboliche a progetti concreti di crescita.
Mondellini ha sottolineato come l’Australia rappresenti un Paese calcisticamente marginale, lontano dai principali mercati sportivi internazionali. «Giochiamo partite promozionali in Australia solo per farci vedere, ma non sfruttiamo il valore reale che già possediamo nel nostro sistema». Per il direttore, la priorità dovrebbe essere quella di rafforzare il mercato nazionale, investendo su un settore regolamentato e capace di generare valore economico e reputazionale.
Il giornalista ha ricordato come, in passato, l’Italia avesse scelto di promuovere il proprio calcio in Oceania attraverso figure simboliche come Alessandro Del Piero, trasferitosi nella A-League per far conoscere il marchio “Serie A” agli australiani. Tuttavia, oggi il contesto è completamente diverso: «Un conto è andare a giocare a Miami, come ha fatto la Liga, a un anno dal Mondiale per Club, in un Paese con investitori americani e personaggi come Messi e Beckham; un altro è recarsi a Perth, con fusi orari complessi, lunghi viaggi e ritorni culturali minimi».
Mondellini ha messo in evidenza come l’impatto reputazionale delle scelte strategiche non sia uniforme per tutti i club: «Il peso è diverso perché alcune società sono più sensibili al rischio di legare il proprio brand a settori percepiti come borderline». Da qui, l’esigenza di introdurre norme chiare, linee guida condivise e codici comportamentali, affinché l’intero sistema possa operare in modo trasparente e conforme alle regole.
Secondo il direttore, la trasparenza è la chiave per riattivare il valore del calcio italiano, evitando di disperdere risorse in iniziative a basso ritorno. «Se tutto è regolato e certificato ne trarranno beneficio tutti, dalle grandi società alle realtà più piccole».
L’intervista mette così in luce un tema centrale per il futuro del movimento calcistico nazionale: la necessità di una strategia che punti sul rafforzamento interno, sull’innovazione e su un utilizzo più efficiente del capitale umano ed economico già disponibile in Italia.




