Cesc Fabregas ha rilasciato alcune dichiarazioni dal palco del Festival dello Sport che si sta svolgendo in quel di Trento. L’allenatore del Como ha ripercorso il momento del suo arrivo sul lago e ha fatto il punto della situazione, facendo riferimento anche alle sue idee di gioco e non solo. Di seguito le sue dichiarazioni riportate da gianlucadimarzio.com.
Sull’arrivo al Como
“Il progetto è iniziato in modo strano. Il mio contratto con il Monaco era terminato e avevo ricevuto alcune proposte. Quando ho parlato con il Como e mi hanno illustrato il progetto, ho sentito che fosse la scelta giusta. A volte bisogna prendere decisioni di pancia. Venivo spesso a Como con mia moglie e la mia famiglia, ma non sapevo nemmeno che esistesse una squadra di calcio. Quando mi hanno presentato il progetto ho iniziato a studiare la storia del club e il legame con la città e i tifosi. In questi anni c’è stata una trasformazione a 360 gradi”.
Come vuole perdere Fabregas
“Voglio farlo con le mie idee e con quelle della squadra. Se perdi una partita giocando in maniera diversa da quella in cui credi, la sconfitta è doppia. Prepariamo ogni partita seguendo le nostre idee, la nostra filosofia e la nostra identità. Poi si gioca e può capitare che l’avversario sia più forte di te. Nel frattempo, però, si continua a migliorare”.
Gli italiani in rosa
“Le uniche due partite in cui un italiano ha giocato lo scorso anno a Como sono state Como-Fiorentina e Como-Pisa. Dobbiamo capire tante cose. Abbiamo vinto la Serie B con il 95% di italiani. Nella prima stagione in Serie A c’erano diversi giocatori italiani. È vero che lo scorso anno, a parte Goldaniga, non c’erano altri italiani, ma non si può giudicare un club e uno staff per una stagione. Fagioli, Tonali, Esposito tra i tanti sono giocatori forti che valgono tanti soldi. Anche a me piace Palestra, ma costa 70 milioni”.
La crescita di Da Cunha e non solo
“Il merito è suo, ha una mentalità e una fame incredibili. Quando parlavo con Ludi e Suwarso dicevo sempre di volere giocatori giovani, con fame e con la voglia di arrivare al Real Madrid o al Barcellona. Preferisco un giocatore con meno talento ma con una grande fame, che vuole costruirsi una carriera incredibile, piuttosto che uno che ha già fatto la sua carriera e guadagnato i suoi soldi. È un processo lungo. Durante la stagione facciamo molte riunioni per pensare a chi prendere nella stagione successiva, anche sei mesi prima. Anche Ludi sta facendo un lavoro incredibile. In un mercato ha fatto 31 operazioni. Ogni sei mesi ci sono circa 15 trasferimenti tra entrate e uscite. Anche per me e per il mio staff non è semplice, perché dobbiamo continuamente cambiare i giocatori”.
Il successo non solo solo i trofei
“Analizzo molto le cose. So che alla fine della carriera di un allenatore si contano i trofei, ma per esempio Da Cunha per me rappresenta una vittoria più grande di un trofeo. So che tanti giocatori giovani sono venuti a Como anche per me. Questo è un orgoglio. Nico Paz è arrivato perché suo padre ha riposto fiducia in me, così come Perrone, Valle, Da Cunha e altri. Per me questi sono degli scudetti”.
La visione del Como
“Qui a Como abbiamo una visione, un’idea chiara e il rispetto per il lavoro che viene fatto da tutti. Questa unione non esiste da altre parti. Preferisco crescere qui, valorizzare questi giocatori e costruire un’identità del club. Vogliamo che, se un giorno dovessi andare via da Como, arrivi qualcuno capace di portare avanti gli stessi valori, lo stesso stile e la stessa identità”.
Fabregas e le motivazioni di una partita
“Dopo la partita di Champions ho capito che ci sono gare in cui bisogna motivare meno e altre in cui bisogna farlo di più. È qualcosa che nei prossimi tre o quattro anni voglio cambiare, perché ogni partita deve essere affrontata con la stessa motivazione e la stessa voglia, come se fosse la partita della vita. Per come lo penso io, ogni partita è uguale. Non esiste che un giocatore preferisca giocare una partita piuttosto che un’altra: gioca chi sta meglio”.
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