Sei giornate non producono verdetti. Al massimo segnali, indizi, tracce di ciò che sarà. Quest’inizio di stagione ci ha detto alcune cose: l’Inter è ancora la più forte (e probabilmente perderà lo scudetto solo se penserà troppo alla Champions); Milan, Napoli e Juventus hanno i loro problemi. E, se qualcuno avesse avuto dubbi, la Roma sembra avere qualcosa in più del Como.
Non tanto per il +3 in classifica
Ma perché il Como si è impantanato a Udine e a Frosinone, mentre i ragazzi in giallorosso finora hanno vinto quando dovevano vincere e hanno pareggiato (bene) contro l’Inter. Il pomeriggio di ieri ha confermato questa sensazione. La Roma ha fatto la partita che voleva: nel primo tempo si è resa pericolosa, probabilmente più di noi, pur concedendoci qualcosa. Dopo l’espulsione ha cambiato obiettivo. Il pareggio è diventato l’antico vaso da portare in salvo: missione compiuta senza rischiare più di tanto, nonostante la difficile trasferta. Una grande prova di forza.
Attenzione, però. Le cose cambiano
L’anno scorso a questo punto del campionato Fabregas era a -6 da Gasperini, dopo 17 giornate idem, ma alla fine è arrivato a -2. Accelerare nel girone di ritorno è da sempre una prerogativa del Como di Cesc, che da qui in poi avrà 17 partite su 32 in casa. E i cavalli buoni si vedono alla fine.

