Una competizione senza pace. Da decenni ormai la Coppa Italia non riesce a trovare un format decente, stretta tra le esigenze dei club, le richieste delle televisioni e la necessità di attrarre in qualche modo i tifosi.
Nuove, vecchissime idee
I turni in gara secca sono forse l’unico, vero punto forte dell’attuale conformazione del torneo (oltre alla visione in chiaro su Mediaset). A nostro avviso è questo il futuro del calcio: le nuove generazioni hanno bisogno di partite significative, con un verdetto immediato. Già l’andata/ritorno sembra durare troppo, figurarsi i gironi. E la Lega di Serie A cosa propone? Di tornare ai gironi! Un bel revival di inizio anni 2000, quando in estate si giocavano otto gruppi geografici da quattro, con ritmi pressoché amichevoli, e servivano 48 partite per eliminare appena 24 squadre. Le migliori otto della Serie A entravano agli ottavi (come oggi), le altre squadre salvatesi in A partivano dai sedicesimi, mentre agli interessantissimi gironi partecipavano solo le squadre di B, alcune di C e le neopromosse in A. Saremmo l’unico campionato europeo rilevante ad avere dei gironi nella propria coppa nazionale.
Un lato positivo minuscolo
Aumenterebbero le partecipanti della Serie C. Se davvero si seguisse il modello di inizio anni 2000, passando dalle attuali 44 squadre a 48, l’allargamento sarebbe comunque molto ridotto e riguarderebbe pochissime società di terza divisione. Ancora nessuna decisione è stata presa, ma in Assemblea di Lega se n’è parlato.



