Il direttore sportivo del Como Carlalberto Ludi è stato protagonista di una lunga intervista ai canali ufficiali di Cronache di Spogliatoio. Tantissimi i temi trattati dal DS lariano, che è tornato a parlare dell’approdo di Fabregas sulla panchina della Prima Squadra e del ritorno di Nico Paz in estate.
La trattativa per Nico Paz
“Non sarei mai tornato indietro senza Nico Paz. Pensavamo di avere delle carte da giocare. Per me è stato un meeting di grande successo, ho avuto la percezione che il Real ci rispettasse. Ci siamo confrontati per tre ore su un sacco di opzioni e ho percepito la voglia del Real di continuare questa partnership. Poi la proprietà ha compreso i termini e la cornice dell’operazione e la volontà di Nico di rimanere a Como, che ha determinato anche solo l’inizio della conversazione. Per noi è un motivo di orgoglio, Nico Paz che è rimasto per lo step successivo della sua carriera”.
Il primo giocatore portato a Como?
“Primo club con cui ho trattato? Mi ricordo che ho trattato un giocatore svincolato della Giana Erminio, che è Alessio Iovine che ha fatto le fortune di questo club. Oggi rappresenta l’identità del Como nello staff di Fabregas”.
L’arrivo di Ludi al Como
“Cosa c’era? Nulla. Ci fu un passaggio dalla D alla C, bisognava ricostruire il parco dei giocatori, formare un organigramma adeguata al professionismo, creare una casa, con il centro sportivo. A dieci giorni dall’avvio della stagione lo sponsor tecnico decide di non consegnare nulla e noi abbiamo fatto il ritiro con maglie non brandizzate, bianche e abbiamo trovato un accordo in cinque giorni con una spedizione che è partita il giorno stesso del ritiro”.
Il Como però non è un modello
“Il Como non è un modello perché siamo troppo giovani e focalizzati su quello che bisogna fare nel quotidiano per arrivare ad alti livelli. In tanti ci chiamano per dirci che siamo un esempio, ma per me è paradossale. Siamo partiti dal contesto in cui ci inseriamo, ed è il contesto che determina le tue strategie. Il modello Como non è detto che funzioni in altre situazioni”.
Il piano del mercato del Como
“Oggi è naturale fare mercato coinvolgendo tutti. Ha le sfumature tecniche dei giocatori che gli srrvono, con il supporto dei dati e con il supporto della proprietà. Ho la fortuna di parlare con Cesc tutti i giorni dello sviluppo, capiamo come sviluppare i giocatori e capire cosa ci manca per l’ottimizzazione della performance, così anche da arrivare pronti alla sessione di mercato. C’è chi lavora alle short list, che poi vengono presentate a me e Cesc, e poi noi li valutiamo. Butez era un ragazzo non più titolare nel suo club, quindi era difficile pensare di poter approcciare quello che era un secondo portiere. Però i dati lo presentavano molto abile dal punto di vista tecnico ed è stato determinante per noi”.
L’approdo di Fabregas in Prima Squadra
“Il fatto che Cesc potesse essere un predestinato, che avesse i caratteri di un allenatore d’élite lo si vedeva. Quando ha smesso ci ha presentato un piano metodologico molto strutturato, erano sicuramente mesi se non anni che ci lavorava. Nei mesi in Primavera, con un materiale tecnico diverso, ha dato un’identità importante alla squadra e questo è un presupposto importante. Dopo il presidente e la proprietà lo voleva inserire durante la sosta per le nazionali, non che Longo stesse facendo male ma per velocizzare il processo”.




