Barsotti: «Il Como gioca il calcio più bello d’Italia»

Il bordocampista di DAZN svela retroscena, impressioni dal campo e curiosità sul club lariano, tra Fabregas, Paz, Kuhn e le atmosfere uniche del Sinigaglia.

Giovanni Barsotti, padovano, da sei anni volto di DAZN a bordo campo è intervenuto per un’intervista rilasciata in esclusiva ai colleghi de La Provincia spiegando come sia arrivato alle partite del Como: «Lavoro su Milano e seguo normalmente le gare in Lombardia. Con il Como in Serie A, era naturale che venissi spesso qui».

La sua conoscenza dei giocatori non passa inosservata: «Assane era stupito che sapessi tutto di lui anche ai tempi del Betis», racconta sorridendo.

Il primo pensiero al Sinigaglia

Alla domanda su cosa gli venga subito in mente dello stadio lariano, Barsotti non ha dubbi: «Il gioco di Fabregas. Ne sono innamorato. Per me il Como è la squadra che offre il miglior calcio in Italia. Vederlo da pochi metri è una fortuna incredibile».

Il giornalista sottolinea come per lui l’ex regista del Barça sia destinato a una carriera ai massimi livelli: «Era il falso nove di Guardiola, il cuore del calcio moderno».

La posizione tra le panchine e il carattere di Fabregas

Lavorando “in mezzo alle due panchine”, il bordocampista può osservare l’allenatore da vicino: «Mi ha stupito la sua cattiveria agonistica. Se potesse, manderebbe in campo undici pitbull. Non fraintendetemi: non sono squadre cattive, ma la sua energia è impressionante rispetto alla calma delle conferenze». Per Barsotti, la determinazione dello spagnolo è un elemento chiave nella costruzione del gruppo.

Un tecnico “scomodo” per qualcuno

Il giornalista riconosce che Fabregas possa risultare scomodo: «Ogni tanto lancia frecciate pesanti al calcio italiano. Ha detto che non ci sono italiani davvero forti proprio nel mezzo del dibattito sulla Nazionale, o che qui tutti giocano 5-3-2, come se mancasse coraggio. E ha ribadito che non cambierà mai modo di giocare, anche a costo di perdere, come a Milano». Tutto, secondo Barsotti, dipende da chi ascolta.

Critiche e fascino della squadra “fancy

Sulle polemiche seguite allo 0-4 di Milano, Barsotti spezza una lancia a favore dei lariani: «Io vedo soprattutto il gioco, che per me è da mettere in cima a tutto. È un progetto affascinante». Non si stupisce però che possa dividere: «È una squadra “fancy”, non operaia. È normale che generi opinioni contrastanti».

La corsa di Kuhn e i dettagli dal campo

Tra le cose che più lo colpiscono sul terreno di gioco spicca un nome: «La corsa di Kuhn. Impressionante». Aggiunge però un particolare: «Mi ricordo anche quella gara in cui Fabregas lo ha rimproverato parecchio».

Interviste memorabili e curiosità

Una delle interviste più particolari per Barsotti è quella con Paz: «Mi raccontò che studiava tutte le partite di Messi. In Sudamerica ha fatto molto clamore». Ricorda anche la simpatia della doppia intervista a Paz e Moreno a fine gara col Sassuolo: «Si percepiva davvero lo spirito della squadra. Paz, con quel suo sorriso spontaneo, mi ha fatto scoprire pure che porta l’apparecchio».

Il Sinigaglia e il suo scenario unico

Bar­sot­ti sottolinea come il Sinigaglia sia diverso da tutti gli altri stadi: «A Firenze, Milano o Roma quasi non percepisci dove sei. A Como invece sì: lavori vedendo lago e montagne. Il blu acceso attorno crea un impatto visivo fortissimo».

Il rito del selfie con Diao

Una delle curiosità più note riguarda il suo rapporto con Diao: «La prima volta che gli parlai, dopo il gol al Milan, gli feci notare che aveva segnato di sinistro come al Betis. Era stupito che conoscessi così bene la sua storia. Abbiamo fatto un selfie, gli dissi che l’avrei tenuto quando sarebbe diventato un campione. Da allora è diventato un rito: ci fermiamo sempre a parlare un po’».

I giocatori più disponibili e i rapporti ricorrenti

Senza parlare di veri e propri legami, Barsotti racconta: «Il Como manda spesso Butez e Vojvoda. Sono esperti, abituati alla telecamera. Dopo tante volte, è naturale scambiare sempre qualche parola in più».

Lo spogliatoio di San Siro e la calma di Fabregas

Sua anche la diretta dallo spogliatoio del Como a San Siro: «Mi capita quando si può». Di quella giornata ricorda soprattutto l’atteggiamento del tecnico: «Di solito Fabregas è energico, urla, gesticola. A Milano invece discuteva tranquillamente con Guindos, come due appassionati davanti a una mostra. Evidentemente quella partita era molto interessante dal punto di vista tattico».

I preferiti: Paz, Perrone e la loro crescita

Sui giocatori che lo colpiscono di più, scherza: «Devo dire Paz? Le sue gambe sono impressionanti, si vede quanto lavoro ci sia stato». Poi cita un nome forse meno appariscente: «Perrone. Secondo me è sottovalutato per quanto pesa nel gioco del Como».

Pallonate e dirette televisive

Il mestiere di bordocampista riserva sorprese: «Sì, ho preso una pallonata in diretta. Ero vicino alla panchina di Mourinho. Deviavo la palla con la mano per proteggermi e lui si avvicinò a chiedermi se stavo bene. Tutto finito in onda».

Como fuori dal campo

Il giornalista ammette di non aver ancora avuto molto tempo per la città: «Una cena, un pranzo sì. Con la bella stagione mi piace affacciarmi sul lago, ma devo ancora godermi davvero Como».

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