Un Como che sorprende e incanta, capace di battere la Juventus con un netto 2-0 al Sinigaglia e di viaggiare a pari punti con i bianconeri in classifica. Un solo ko in campionato e una posizione che, se confermata a fine stagione, significherebbe qualificazione europea: il sogno dichiarato della società dei fratelli Hartono e di Césc Fàbregas, artefice di un progetto che unisce visione, equilibrio e ambizione.
Ma per trasformare il sogno in realtà serve più che il talento in campo: ottenere la licenza Uefa è un passaggio obbligato e tutt’altro che scontato. I due principali ostacoli per il club lariano sono lo stadio “Giuseppe Sinigaglia” e il Fair Play finanziario, i due “paletti” che regolano l’accesso alle competizioni europee.
Sul piano infrastrutturale, il problema è evidente. Come riportano i colleghi de La Provincia l’impianto comasco non soddisfa gli standard richiesti dall’Uefa, non tanto per la capienza — bastano 8.000 posti per le prime fasi, mentre la Serie A ne richiede almeno 12.000 — quanto per le dotazioni tecniche e logistiche. La lista delle carenze è lunga: aree di parcheggio per il pubblico, spazi media, criteri di illuminazione, vie di accesso e deflusso, aree di primo soccorso, tabelloni e impianti audio, spogliatoi a norma, fino a dettagli come gli arredi e la presenza di spazi per disabili.
Per questo motivo, anche in questa stagione il Como ha ottenuto la licenza Uefa designando lo stadio di Udine come sede alternativa, una soluzione che potrebbe ripetersi anche nel prossimo campionato se non arriveranno lavori strutturali sul Sinigaglia. Anche se Suwarso e la Società starebbero pensando al “Mapei Stadium” di Reggio Emilia, nettamente più vicino a Como rispetto al “Bluenergy Stadium” di Udine.
Il secondo aspetto è quello economico. L’Uefa monitora con attenzione il rispetto del Fair Play finanziario, un sistema di regole che impone ai club di mantenere un equilibrio sostenibile tra costi e ricavi. In sintesi, le spese per stipendi non possono superare il 70% dei ricavi, i bilanci devono restare in equilibrio entro un deficit triennale controllato, e i debiti verso altre società e la Lega vanno saldati entro 90 giorni. La FIGC è l’organo incaricato di vigilare sui conti dei club italiani e di segnalare eventuali violazioni.
Le sanzioni per chi non rispetta questi parametri sono severe: dalle multe fino all’esclusione dalle coppe, passando per penalizzazioni e restrizioni sul mercato. Il Como, tuttavia, ha già superato positivamente l’esame economico nella scorsa stagione, dimostrando solidità gestionale. L’obiettivo del club è rendere il rispetto del fair play una prassi stabile e trasparente, non un obbligo occasionale.
A questi due fattori si aggiungono i criteri organizzativi e legali richiesti dall’Uefa. Ogni società deve disporre di una struttura completa, con figure professionali specifiche in ogni area — sportiva, medica, amministrativa e comunicativa — e di un settore giovanile maschile e femminile attivo in determinate categorie. Il Como, su questo fronte, non presenta criticità.
Infine, l’Uefa valuta anche i parametri di sostenibilità sociale e ambientale: i club devono presentare progetti concreti su inclusione, antirazzismo e tutela dell’ambiente. In questo senso, la società lariana ha già avviato iniziative locali e collabora con le istituzioni per ampliare la propria responsabilità sociale.
Il Como dei fratelli Hartono continua dunque a stupire in campo, ma la vera sfida sarà fuori dal rettangolo di gioco. Perché solo rispettando regole, bilanci e infrastrutture il sogno europeo di Fàbregas e dei tifosi biancoblù potrà diventare realtà.


