Como, l’ambizione cresce: parola a Giuseppe Pastore

Il giornalista analizza il progetto lariano tra aspettative europee, mercato mirato e la crescita tattica di Fàbregas

Il Como si presenta ai nastri di partenza della Serie A con entusiasmo e ambizione, pronto a sfidare le logiche di un campionato segnato da incertezze e difficoltà diffuse. Lo conferma anche Giuseppe Pastore, giornalista de Il Foglio e volto noto di Cronache di Spogliatoio, intervistato da La Provincia per offrire uno sguardo lucido sul progetto lariano.

Secondo Pastore, il Como rappresenta oggi un’eccezione nel panorama della Serie A, grazie a una strategia di mercato lungimirante e a una rosa rafforzata rispetto alla passata stagione. “La squadra è più forte dello scorso anno, e questo non si può dire di molte concorrenti”, ha sottolineato il giornalista. La continuità con il girone di ritorno da 31 punti, sommata all’assenza di impegni europei, lascia immaginare un possibile traguardo importante: l’Europa.

“Con questa media punti, il Como può ambire al quarto o quinto posto”, afferma Pastore, che individua nella gestione della pressione e nella solidità mentale i prossimi passi per il salto di qualità. A favore dei lariani gioca anche la possibilità di intervenire sul mercato di gennaio, risorsa che molte avversarie non potranno sfruttare con altrettanta libertà.

Non solo campo. A colpire Pastore è anche la gestione extracalcistica del club, tra iniziative come curve gratuite e presenza di volti noti in tribuna. “Si respira un clima diverso, lontano dalle tensioni vissute da altri club come Milan e Inter con i rispettivi tifosi”, evidenzia. Secondo lui, dietro ogni decisione del Como c’è una strategia precisa che allontana l’idea del ‘giocattolo di lusso’ per ricchi investitori.

Parlando di volti nuovi, Pastore guarda con curiosità agli ultimi arrivi. Se Baturina resta un’incognita da scoprire, Kuhn ha mostrato qualità nonostante un avvio incerto. A proposito di Álvaro Morata, reduce da un’esperienza deludente al Milan, Pastore non risparmia critiche: “Tecnicamente valido, ma ha fallito nell’essere un punto di riferimento professionale. Ora, in un contesto meno pressante, potrebbe riscattarsi”.

Un punto centrale dell’intervista è dedicato a Cesc Fàbregas, tecnico giovane ma ancora in fase evolutiva. “Ha perso oltre 20 punti da situazioni di vantaggio, segno di un’inesperienza che si paga”, commenta Pastore, che però riconosce al catalano una precisa filosofia di gioco, spesso portata avanti senza compromessi anche quando il risultato lo sconsiglierebbe. Il giornalista suggerisce che la vera crescita passerà dalla capacità di ‘sporcarsi le mani, ovvero saper gestire le partite con più concretezza nei momenti decisivi.

Sul ruolo dell’ex centrocampista, Pastore non ha dubbi: “È il tecnico più vicino allo stile Premier League in Italia. Un manager più che un allenatore tradizionale”. Il suo futuro, immagina, potrebbe essere proprio in Inghilterra, terra che conosce bene e in cui questo profilo tecnico-gestionale è ormai predominante. Il paragone con Xavi non è casuale: anche lui partì bene, ma si bruciò in fretta.

L’intervista si chiude con un ricordo nostalgico legato al Como degli anni ’80 e ’90, evocato attraverso le figurine Panini, le maglie celesti e lo sponsor “Mita”. Pastore parla con affetto dello stadio sul lago, definendolo “un valore aggiunto per tutto il campionato”.

Il Como, oggi, è questo: un progetto strutturato, un ambiente in fermento e una squadra che guarda in alto, con ambizioni europee e un’identità sempre più definita.

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