Da San Siro al Sinigaglia: percorsi diversi, stesso obiettivo. E stessi ostacoli…

Milano e Como sognano uno stadio nuovo, ma seguono processi diversi per ottenerlo. In entrambe le città non mancano gli oppositori

“Che importa se prendiamo strade differenti, quando poi raggiungiamo lo stesso obiettivo?” Lo diceva Gandhi, parlando di religione. Non ci addentriamo in questo tema, ma sicuramente il concetto si applica ad altre cose della vita. Per esempio agli obiettivi aziendali e nello specifico alla corsa ai nuovi stadi. Un tema così complesso in Italia può richiedere percorsi diversi a seconda della situazione. Ed è proprio ciò che sta succedendo a Milano e a Como.

Entrambe le città desiderano un impianto sportivo moderno, funzionale, che porti profitti alle rispettive società di calcio e benefici anche alla comunità. L’obiettivo è il medesimo. Ma le strade scelte per raggiungerlo sono diverse.

Nel capoluogo infatti il Comune ha optato per l’alienazione: l’area di San Siro verrà venduta a Inter e Milan, che si occuperanno poi della costruzione di uno stadio nuovo (non verrà ristrutturato il vecchio) nella stessa area, nonché della riqualificazione del quartiere. Un percorso più lungo inizialmente (è da anni che i club e Palazzo Marino giocano a scacchi, tra tentennamenti e minacce di trasferirsi nell’hinterland) ma che una volta fatto il rogito – a inizio novembre – si spera diventi più veloce, gestendolo come un “semplice” progetto privato.

A Como la situazione è profondamente diversa. Intanto la società di calcio interessata è solo una. E poi l’attuale stadio si trova in un’area centralissima, turisticamente cruciale. Difficile pensare di vendere il Sinigaglia. E allora se le milanesi hanno girato a sinistra, il Como svolta a destra: concessione lunga, progetto presentato in Comune, conferenza dei servizi, pubblico interesse, mille scartoffie sperando di arrivare quanto prima alla posa della prima pietra. Un iter per certi versi più semplice inizialmente, anche grazie alla compattezza della Giunta, ma più burocraticamente articolato nel corso del tempo.

Oltre all’obiettivo, le due realtà potrebbero avere in comune anche gli ostacoli. Basti pensare ai residenti già pronti alla battaglia legale, sia a Milano che a Como. I tribunali potrebbero bloccare entrambi i progetti per mille motivi. Incognite che ci obbligano a considerare il traguardo ancora lontano.

 

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