Negli scorsi due anni e mezzo è stato uno dei giocatori che più ha fatto discutere i tifosi. Perché era arrivato per essere il primo violino del centrocampo in Serie B, ma il suo rendimento è andato a corrente alternata: 18 presenze e un gol il primo anno, 24 presenze e un contributo significativo alla promozione nella stagione successiva. Riconfermato anche in Serie A, ha trovato pochissimo spazio fino alla rescissione di inizio febbraio. Dopodiché Daniele Baselli non aveva mai rilasciato dichiarazioni e ha scelto CalcioComo.it per fare un bilancio della sua esperienza in biancoblu. Ecco le sue parole!
Daniele, come stai? Cosa stai facendo ora?
“Sto bene. Mi sto allenando tutti i giorni: tre sedute di palestra e due di campo. Sono sul pezzo. Per il momento sono rimasto a Como, le bambine avevano già iniziato la scuola qui. Più avanti cercherò un altro progetto per ripartire perché sto ancora bene“.

Parliamo di questi ultimi mesi, che per noi da fuori sono stati un po’ strani. Titolare a Torino, stavi giocando bene ma ti sei fatto male. Poi praticamente non ti abbiamo più visto neanche quando eri disponibile, fino alla rescissione. Ci racconti questo periodo e come l’hai vissuto?
“Doveva essere un anno per consacrarmi, tornando – con un bel progetto e dopo una grandissima promozione – nella categoria che avevo lasciato. Il mister l’estate scorsa mi ha chiesto di rimanere perché aveva apprezzato il mio contributo. Io avrei potuto andare in B con maggiori chances ma ero contento, avrei voluto finire la carriera qui, infatti sono andato molto incontro alla società nonostante non abbiano problemi di soldi. Ho fatto bene tutto il ritiro e le amichevoli. Con la Juve alla prima giornata ho avuto questo stiramentino all’adduttore, roba di un paio di settimane. Una volta rientrato non ho più avuto infortuni, solo qualche normale affaticamento. Però da lì in poi, a parte uno spezzone col Verona, non mi ha più fatto fare un minuto. Neanche scaldarmi. Non ho mai ricevuto una spiegazione. Finché mi è stato comunicata la non convocazione per il ritiro di gennaio e a fine mese si è arrivati alla rescissione consensuale. Sono stupito e tanto dispiaciuto, però sono stato uno dei tanti ad essere tagliato senza avere una seconda chance. Ci sta, non voglio accusare nessuno, han fatto le loro scelte. Tra l’altro non mi ha detto neanche benissimo…”
Perché?
“Perché l’unico altro fastidietto che ho avuto, roba di una settimana, è stato prima della Lazio, quando avevamo di fronte tre partite in sette giorni e c’erano tanti infortunati a centrocampo. Avrei trovato spazio di sicuro. Forse da lì in poi non si è più fidato di me. Diciamo anche che in quel periodo eravamo nove infortunati, molti dei quali per lo stesso problema… Per il resto i miei dati in allenamento erano buoni, non inferiori agli altri. Ma va bene, il mister è lui e ho accettato le sue scelte”.
Peccato perché pochi mesi prima avevi anche portato la fascia da capitano.
“Sì ma ormai queste cose hanno poca importanza. Il loro interesse era rifare la squadra da zero. Comunque devo ringraziare tutti, mi hanno aspettato, mi hanno voluto bene e sono un po’ in debito“.
Ludi ha sempre parlato bene di te.
“Grande stima per lui e lui l’ha avuta per me, mi ha sempre fatto capire che avrei potuto dire la mia lì. Quando a gennaio 2024 c’è stata la possibilità di uno scambio con la Samp, lui mi disse: ‘No, per te non alzo neanche il telefono’“.
E nel mercato di gennaio non hai trovato altre opzioni?
“No, un po’ perché c’era scetticismo visto che non giocavo da tanto, un po’ perché con le regole sulle liste ogni squadra si tiene i propri giocatori. Non sono tutti come il Como, che è disposto a tenere fuori rosa un giocatore o a pagarlo per mandarlo via“.
Parliamo di cose belle. La partita migliore che hai giocato a Como?
“Forse con la Samp a Marassi. Anche a Catanzaro quando abbiamo rimontato da 0-1 a 2-1. Il primo anno invece è stato più difficile. Sono arrivato a Como con una caviglia trascurata, pensavo di risolvere senza operarmi, non volevo fermarmi, ma non ce l’ho fatta. La caviglia non reggeva, io correvo male e questo mi ha causato una pubalgia acuta che poi si è trasformata in una frattura al pube. Non riuscivo neanche ad andare in bagno e ho fatto tre mesi giocando col Toradol, ero al 20% a dir tanto, anche se nessuno fuori sapeva nulla. Una volta chiusa la frattura, la partita col Cosenza ha dato il colpo di grazia alla caviglia e ho dovuto operarla per forza. Una dopo l’altra: è stato l’anno più difficile della mia carriera“.
Emblematiche sono state forse le partite di Palermo e di Torino. Inizi alla grande, poi ti fai male. Per quale delle due hai rosicato di più?
“Forse Palermo perché in quei venti minuti avevo espresso uno dei miei migliori momenti da quando ero a Como. Anche con la Juve stavo girando, mi sentivo padrone della partita, ma ho sentito un dolorino che pensavo mi passasse. Peccato perché era il mio ritorno in Serie A dopo due anni, in quello stadio… Era tutto troppo bello. Mi è dispiaciuto non avere un’altra chance, questo sì“.
Il Como ha cambiato tanti giocatori ultimamente. Giusto, vista l’ambizione, o forse si poteva dare più fiducia a chi si è conquistato la promozione?
“Non so risponderti. Penso che qualunque allenatore e qualunque società, avendo a disposizione certi mezzi economici, avrebbe fatto lo stesso. Magari hanno rischiato cambiando tanto, però la classifica gli dà ragione“.
Dopo la promozione hai detto che “Fabregas è stato bravo a capire che a volte bisogna essere brutti”. Quest’anno questa cosa l’hai vista ancora?
“Gli va dato atto del gran lavoro che ha fatto. E anche quest’anno ho visto una grande crescita. Però in A il livello è tanto più alto rispetto alla B. Le cose riescono meno, hai meno occasioni, è normale. Comunque il Como ha sempre proposto nuove cose e ha fatto tante partite di alto livello“.
Tu sicuramente seguirai con affetto il Torino. Secondo te il Como poteva avere la stessa classifica? Ma soprattutto, importa qualcosa? O meglio avere qualche punto in meno ma mettere le basi per l’anno prossimo?
“Beh sicuramente il Toro lo seguo con grande affetto, è la squadra dove ho giocato di più e lì sono cresciute le mie figlie. Penso che come rosa il Como abbia poco da invidiare al Torino, che forse avendo più esperienza ha raccolto più punti. Comunque quest’anno era importante mantenere la categoria. L’anno prossimo possono fare un campionato a quel livello“.
Anche puntando all’Europa?
“Mah, vedi che ogni anno è diverso. L’anno scorso l’Udinese stava per retrocedere, per poi fare un grandissimo campionato. Il Bologna ha sorpreso tutti andando in Champions e sta sorprendendo ancora confermandosi. Ogni stagione c’è la squadra-sorpresa. La prossima potrebbe essere il Como, perché no? Ha i mezzi per farlo, sia economici che tecnici, hanno creato un bell’ambiente e i tifosi sono sempre molto presenti“.


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