Uno dei doppi ex di Como e Fiorentina rimasto nel cuore di entrambe le tifoserie è sicuramente l’ex attaccante Luis “Lulù” Oliveira. L’atleta belga fu autore di ben 23 gol in 38 partite con la maglia biancoblu e di 27 reti in 95 presenze in viola. Lo abbiamo contattato in ESCLUSIVA per CalcioComo.it: ecco cosa ci ha raccontato.
Domenica si gioca Como-Fiorentina: che partita si aspetta?
“Partita importante per entrambe le squadre. La Fiorentina è una squadra molto pericolosa e che viene da sei o sette vittorie consecutive. Hanno un obiettivo molto importante vista la propria classifica. Il Como è una squadra che mi è sempre piaciuta per come l’ho vista giocare quest’anno, offre un calcio molto bello e piacevole, sono solo un po’ sfortunati nei risultati.”
Sarà anche la sfida tra due giovani allenatori che amano il calcio propositivo come Césc Fabregas e Raffaele Palladino. Che pensiero ha su questi due tecnici emergenti?
“Palladino sta facendo veramente benissimo. E’ un allenatore giovane che già a Monza ha fatto benissimo. Quando arrivò a Firenze, una piazza molto difficile, qualche giornalista mi chiese cosa ne pensassi e io dissi che andava lasciato lavorare. All’inizio ha avuto qualche difficoltà, ma poi i risultati sono arrivati e la squadra lo segue alla grande. Fabregas ha vinto la Serie B con il Como e può fare bene anche alla prima esperienza in Serie A, ha idee sicuramente interessanti: penso che diventeranno due tecnici ancora più grandi in futuro.”
Nico Paz sta imprenssionando un po’ tutti: le piace come giocatore?
“E’ un giocatore importante, viene da un club grandissimo, è giovane e ha grande qualità. Ha fatto la scelta giusta a venire a Como per essere valorizzato. Prima o poi si parlerà ancora molto di più di questo ragazzo.”
E l’attacco del Como con Cutrone, Belotti, Strefezza, Gabrielloni e Cerri come lo giudica?
“Cutrone è il giocatore più importante: tecnicamente è molto forte e vede la porta. Molto bene anche Belotti, tra l’altro un ex della Fiorentina. La scelta è tutta dell’allenatore: giocando a una sola punta ne può sfruttare uno solo, ma con due punte vere potrebbero anche giocare insieme. Dipende dal modulo.”
Quanto servirebbe un Olivera ai giorni d’oggi alla società lariana?
“Io ho già dato e i miei ricordi sono bellissimi a Como: con quella squadra, con quella voglia e quell’allenatore con tutto quello che abbiamo fatto siamo riusciti a vincere un campionato quando nessuno se lo aspettava. Siamo stati una grande squadra e un grande gruppo e la vittoria è stata meritata. Mi ricordo la mia prima partita in Coppa Italia contro il Venezia: a Firenze, Bologna e Cagliari ero abituato ad avere tantissima gente allo stadio, ma contro i Lagunari il “Sinigaglia” era vuoto. La squadra poi ha cominciato a vincere partite in serie e così abbiamo portato entusiasmo e tifosi allo stadio. Quel campionato lo abbiamo vinto anche grazie al supporto dei tifosi.”
Ha altri aneddoti della sua avventura al Como?
“Il secondo di Domissini, Ottavio Strano, al terzo giorno di allenamento venne da me e mi disse che ero venuto a Como “a mangiare soldi” dopo la brutta stagione che avevo passato al Bologna. Non ho risposto perché dovevo dimostrare le mie capacità e forza in campo. Alla fine siamo promossi in Serie A e io ho fatto 23 gol: lui è venuto da me chiedendomi scusa. Io ero andato a Como per riscattarmi, non per mangiare soldi.”
Proprio Loris Domissini era l’allenatore di quel Como: che ricordo ha del compianto tecnico friulano?
“Mi ricordo nitidamente questo: dopo una sconfitta, eravamo circa a metà classifica, sui giornali il giorno dopo uscì il nome di De Canio che Preziosi voleva chiamare al posto di Dominissini. Io andai dal presidente ed ebbi uno scontro con lui in cui gli chiesi fermamente di confermare il mister. Da lì in poi ogni volta che segnavo correvo in panchina ad abbracciarlo, era un segnale per dire che tutto il Gruppo era con lui. Siamo riusciti a dimostrare che con lui il Como poteva vincere il campionato passando dalla C2 alla Serie A in quattro stagioni. Il mister era un grande Signore, una persona che parlava pochissimo, non urlava mai, ma che ci ha dato tantissimo spiegandoci con estrema calma e chiarezza situazioni di gioco e quello che dovevamo fare! Era una persona meravigliosa, quando ho saputo di questa tragedia mi ha fatto veramente male!”
C’è un giocatore che ricorda il Lulù Olivera dei suoi tempi?
“E’ difficile perché le mie caratteristiche da calciatore sono molto diverse da quelle dei calciatori attuali. Io amavo andare in profondità ed ero fortissimo nell’uno contro uno, mi piaceva dribblare e creare superiorità numerica, degli attaccanti di oggi non ti punta più nessuno. Forse non ero così forte di testa. Tecnica e velocità erano però le mie caratteristiche migliori. Difficile comparare un giocatore dei miei tempi con i ragazzi di oggi: il calcio è cambiato molto.”
Il tridente dei sogni per la Fiorentina era composto da Batistuta, Edmundo e lei. Si sognava lo Scudetto con Trapattoni in panchina. Cosa non è andato?
“Prima che Bati si facesse male contro il Milan ed Edmundo tornasse al carnevale in Brasile abbiamo vinto il girone di andata con 4/5 punti di vantaggio sulla seconda. Senza Bati ed Edmundo abbiamo perso tantissimo, se ci fossero stati potevamo vincere il campionato, ma alla fine arrivammo comunque quarti.”
Come prese la squadra la decisione di Edmundo di lasciare la squadra in un momento decisivo per il campionato e dopo il grave infortunio di Batistuta?
“Fu una bruttissima decisione da parte di Edmundo. Quando tornò dopo un mese di vacanza gli dissi che i tifosi erano infuriati con lui e gli volevano parlare per chiarire il motivo della sua partenza. Lui ci ha spiegato che nel contratto stipulato con il Presidente c’era una clausola che gli permetteva di lasciare la squadra per un mese per recarsi al Carnevale. Se fosse vero o meno non lo so, ma considerando che dalla Società nessuno disse niente può anche essere vero.”
Come vede la lotta salvezza in Serie A dove è invischiata anche un’altra squadra come il Cagliari a cui è molto legato?
“Diciamo che non è facile per una squadra di provincia come il Cagliari, secondo me il Como ha giocatori superiori e hanno a disposizioni milioni di euro per fare mercato anche a gennaio. Cagliari gioca partita dopo partita cercando di salvarsi. Comunque la lotta salvezza è difficile per tutti perché basta una vittoria per salire in classifica, ma anche una sconfitta per sprofondare. Il Cagliari, a parer mio, deve prima di tutto registrare la difesa perché prende troppi gol.”
E la Fiorentina in questo campionato che ambizioni può avere?
“L’ambizione si vede già adesso dalla classifica. Cercheranno di mantenere questo ritmo. Credo che abbiano possibilità di stare in alto e hanno preso tanti giocatori nei ruoli giusti. C’è Kean che è letteralmente esploso e sta facendo molto bene. Ecco forse Kean forse ricorda un po’ me: è veloce come me, più forte di testa di me, ma tecnicamente al momento ero meglio io. Lui è più un uomo d’area di rigore, io ero più una seconda punta.“


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GRANDE LULU’ !!!!