Nel panorama del calcio italiano, Cesc Fabregas si sta ritagliando un ruolo da protagonista silenzioso ma carismatico, capace di affascinare addetti ai lavori e tifosi. Domenica sera, ospite negli studi di Sky, l’allenatore del Como ha affrontato a tutto tondo temi legati al suo presente professionale e al futuro, con una lucidità e una passione che hanno conquistato anche gli scettici.
“Cresciamo più in fretta del previsto, ma possiamo fare di più”
Partendo dai risultati recenti – sei vittorie consecutive – Fabregas ha sottolineato quanto ci sia ancora margine per crescere: “Anche dopo sei successi, dobbiamo migliorare. Se fossimo perfetti, saremmo in Champions”. L’analisi si è poi soffermata sulla costruzione dal basso, uno dei marchi tattici della sua gestione: “Ora siamo più sicuri. Costruiamo anche più di quanto io stesso chieda”.
Centrocampo senza regista? Fabregas trasforma le mezze ali
L’ex campione del Barcellona e del Chelsea ha illustrato il lavoro svolto sul reparto centrale, plasmando giocatori in ruoli diversi: “Non abbiamo un regista puro. Perrone era una mezzala, ma lo sto facendo diventare un play. Dopo l’assist contro il Cagliari volevo abbracciarlo, ci lavoriamo ogni giorno: postura, visione, verticalizzazioni”. Un processo formativo che evidenzia la sua attenzione al dettaglio tecnico e psicologico.
Alla ricerca di fisicità e continuità
Fabregas non si nasconde: “Ci manca un centrocampista fisico, lo stiamo cercando. La fisicità è un nostro limite”. Una lacuna che, secondo l’allenatore, dovrà essere colmata per alzare ulteriormente l’asticella nella prossima stagione.
Nico Paz nel mirino: “Esigente con lui perché può arrivare in alto”
Un passaggio speciale è stato dedicato a Nico Paz, giovane talento che Fabregas segue da vicino: “A volte credo che mi odi da quanto lo stresso”, scherza. Poi aggiunge: “Ha talento, fisico e visione, ma deve diventare più dinamico. In fase difensiva è cresciuto, ma si distrae quando la palla è lontana. Lavoriamo su tutto”.
Preparazione “alla Fabregas”: più focus sul Como che sugli avversari
Uno dei tratti distintivi del suo metodo è l’approccio alla preparazione: “In Italia si parla tanto degli avversari, ma noi ci concentriamo su noi stessi. Solo negli ultimi due giorni analizziamo l’altra squadra, il resto del tempo lo dedichiamo alla nostra crescita”. Un equilibrio tra studio tattico e sviluppo dell’identità propria.
Scouting e coinvolgimento diretto: “Li voglio vedere dal vivo”
Quando si parla di mercato e scelte tecniche, Fabregas non si affida solo ai numeri: “Analizziamo molti dati, ma prima della decisione finale voglio vedere i giocatori dal vivo. È importante percepire sensazioni, movimenti, attitudini”.
Como, una casa vera: “Qui si è creata una famiglia”
Il legame con la città è profondo: “A Como sto benissimo, c’è una famiglia, uno stadio pieno di energia, tifosi incredibili. Il calcio italiano mi sta piacendo tanto”. E sul futuro non lascia spazio a dubbi: “Ho ambizioni altissime, voglio vincere tutto, ma passo dopo passo. Ho ancora molto da imparare”.

