Per Cesc Fabregas, allenare non significa soltanto curare tattica e schemi, ma anche capire l’uomo dietro al calciatore. Intervenuto ieri ai microfoni di RSI Sport, l’allenatore del Como 1907 ha raccontato uno dei segreti della sua gestione del gruppo: concedere tempo, quello più prezioso, ai propri giocatori.
«Di cosa hanno bisogno i giocatori? Bonus, soldi? No, non è quello. La cosa più speciale che puoi dare a un calciatore è il tempo libero per stare con la famiglia», ha spiegato Fàbregas. «Tutti i giorni li spingiamo al massimo su ogni dettaglio — sala video, allenamento individuale, sedute intense — quindi credo che il momento che si godono di più sia quel giorno in più che gli concedi per stare con i propri cari».
Un approccio che il tecnico catalano aveva già sperimentato nella passata annata calcistica. «Era la prima stagione del ritorno in Serie A, un anno difficile. Proposi ai ragazzi un patto: lavoriamo forte, vinciamo, e poi vi concedo un giorno libero in più. È andata così… e poi ne abbiamo vinte sei di fila!» ha ricordato con un sorriso.
Se per i suoi giocatori il giorno libero è un premio, per Fabregas non esiste davvero una pausa. «Per l’allenatore c’è molto meno tempo libero», ha ammesso. «Un giocatore, finita la partita, se hai vinto, va a casa tranquillo, cena, si riposa. Un allenatore invece? Una birretta con lo staff, qualche complimento, ma dopo cinque minuti pensi già alla prossima. È un lavoro molto più denso mentalmente. Non è meglio o peggio: è semplicemente diverso. Sicuramente più stressante rispetto a quando ero in campo».
Fabregas mostra così il suo lato più umano e manageriale, consapevole che la motivazione passa anche dal benessere personale. Un equilibrio che il tecnico catalano sta cercando di trasmettere al suo Como, una squadra costruita sulla fiducia, sulla responsabilità e su un rapporto diretto tra allenatore e giocatori.

