Mister Cesc Fabregas ha concesso una lunga intervista in formato video a Kate Scott di CBS Sports Golazo. L’abbiamo ascoltata e tradotta per voi: questi sono gli spunti più interessanti.
IL SUO LAVORO A COMO – “Qui la gente ha avuto tante delusioni e ora vedono che sta crescendo qualcosa di grande. Siamo tutti giovani, affamati e pieni di energie. Da allenatore senti la responsabilità di qualsiasi cosa succeda, 24 ore su 24. Non lo faccio per soldi, ma perché è la mia passione e ho bisogno di sentire quel fuoco. Avevo promesso a mia moglie che mi sarei preso una pausa dopo il ritiro, ma avevo già tutto nella testa ed ero troppo affamato. Capisco che devo ascoltare tutti, non la stampa o le critiche, ma chi mi sta intorno. Voglio vincere, non sono mai soddisfatto. Convincere i giocatori è la cosa più importante. Ho preso una squadra che giocava 5-4-1 molto difensivamente in contropiede. Non credo in questo stile di gioco e non saprei neanche come allenarlo perché non l’ho mai giocato“.
I GIOVANI – “A volte i ragazzi vengono qui dopo essere stati in grandi settori giovanili, dove vincevano tutte le partite 10-0 e si sentivano sempre dire quanto sono forti. Qui il livello si alza e devono combattere. Oggi a volte sento dire che un ragazzo della Primavera non può venire in prima squadra se ha giocato il giorno prima: io giocavo al lunedì sera nel campionato riserve, ed erano partite davvero dure, andavo a letto alla 1 e la mattina dopo dovevo allenarmi con la prima squadra. Oggi devi spingere i giovani“.
IL SUO PASSATO – “Dagli 8 ai 15 anni sono stato al Barcellona e ogni fine stagione mi dicevano se mi avrebbero tenuto l’anno successivo oppure no. In più i miei genitori mi dicevano sempre che senza buoni voti mi avrebbero fatto smettere. Fino a 14 anni ho vissuto in famiglia ed ero molto disciplinato. Poi per un anno sono andato a vivere a Barcellona, tutto era più facile ma questo mi ha fatto regredire: cattivi voti, comportamenti a scuola di cui non sono molto orgoglioso. Mia mamma si accorse del mio cambiamento e fu felice quando l’Arsenal bussò per presentarmi il loro progetto. Lì dovevo competere con Vieira, Gilberto Silva, Edu e se avessi pensato di essere migliore di ciò che ero, sarei stato finito. Avevo fame, nulla poteva distrarmi. Quando a 18 anni ho perso la finale di Champions, ho pensato: sono giovane, la vincerò. Oggi, dopo non essere riuscito a vincerla, dico: meglio cogliere subito le opportunità. Sono andato via dal Barcellona perché ero tra quei 2/3 giocatori nel mirino delle critiche a ogni sconfitta. Pensavo di tornare all’Arsenal, ma non hanno esercitato l’opzione per riprendermi, così ho accettato la proposta di Mourinho al Chelsea. Non mi piaceva il Chelsea quando giocavo all’Arsenal, c’era grande rivalità, ma è stato giusto andare lì“.

