Fabregas prepara Como-Genoa: “Ora siamo una squadra mia, voglio qualità e coraggio”

Il tecnico dei lariani si racconta a due giorni dalla sfida al Genoa: tra emozione per il patentino da allenatore, ballottaggi, giovani da valorizzare e massimo rispetto per Vieira

COMO – A due giorni dalla delicata sfida interna contro il Genoa, in programma lunedì sera alle 20:45 allo stadio Sinigaglia, Césc Fàbregas ha parlato in conferenza stampa dal centro sportivo di Mozzate. Il tecnico del Como ha toccato numerosi temi: dalla crescita della squadra ai progressi della Serie A, passando per l’evoluzione tattica del Genoa e l’orgoglio personale per il conseguimento del patentino UEFA Pro.

“Ora sì, potete chiamarmi allenatore”, ha esordito sorridendo Fàbregas. “È stato un percorso lungo, ma sono orgoglioso di aver completato il corso in Italia. Questo paese mi ha dato tanto, è bello aver fatto qui un passo così importante nella mia nuova carriera”.

Sulla partita di lunedì, l’allenatore spagnolo ha confermato di attendere un match molto intenso, simile a quello giocato a Bologna: “Il Genoa è una squadra aggressiva, che pressa a tutto campo. Sarà una partita fisica e veloce, dovremo essere pronti a soffrire e sfruttare le occasioni con più lucidità rispetto alle ultime uscite”.

Valentin Carboni e l’attacco rossoblù preoccupano, ma Fabregas si è detto fiducioso: “Hanno cambiato tutta la linea offensiva, hanno qualità tecniche e fisicità. Ma noi abbiamo studiato bene i loro punti deboli. L’obiettivo è alzare il livello negli ultimi metri, perché là si decidono le partite”.

Sul piano della condizione fisica, tutti i Nazionali sono rientrati in buone condizioni. Tutti presenti quindi tranne gli infortunati Diao e Van der Brempt. Si è allenato regolarmente Diego Carlos, che potrebbe trovare spazio anche se non ha ancora completato il recupero della condizione gara.

Kuhn e Addai, protagonisti nel match contro il Mantova, potrebbero giocare dal primo minuto. “Sono contento della loro crescita. Hanno sofferto, hanno lottato e ora sono più pronti. C’è grande concorrenza sugli esterni, ma questa è una buona notizia per me”.

Fabregas ha parlato anche del momento di Baturina, giovane talento croato su cui il Como ha investito molto: “Credo tantissimo in lui, ma ha solo 22 anni. Ha bisogno del suo tempo, non possiamo caricarlo di pressioni e aspettative eccessive. Quando arriverà il suo momento, dovrà dimostrare di meritare il posto”.

Morata, tornato dalla Nazionale senza minutaggio significativo, resta un punto fermo: “Ha bisogno di giocare, ma lo vedo vicino alla condizione ottimale. Siamo fortunati a giocare una volta a settimana, questo aiuta a gestire meglio il suo recupero”.

Sulla nuova fascia da capitano affidata a Lucas Da Cunha, Fàbregas è stato chiaro: “Rappresenta la cultura, la serietà e il profilo di squadra che vogliamo costruire qui a Como. Ha valori forti, è un leader silenzioso ma presente. Per me è un simbolo del nostro progetto”.

Il tecnico ha poi affrontato il tema della mentalità offensiva in Serie A, spesso giudicata arretrata rispetto ad altri campionati: “Non mi piace fare paragoni. La Serie A ha fatto passi in avanti, sono arrivati giocatori forti e il livello si è alzato. Serve tempo, ma anche qui c’è una nuova generazione che vuole dominare le partite con il pallone”.

Sull’avversario Vieira, l’ex compagno e rivale in campo, Fàbregas ha mostrato grande stima: “Patrick è un riferimento. Ha cambiato approccio rispetto al passato, oggi il suo Genoa è più diretto e concreto. Lo rispetto molto, sarà bello sfidarlo da allenatore”.

Il Como è ora una squadra completa, con profondità e scelte in tutti i reparti, e Fàbregas non lo nasconde: “È la prima volta che sento davvero questa squadra come mia. Abbiamo costruito un gruppo secondo le idee iniziate un anno e mezzo fa. Adesso, però, bisogna dimostrarlo sul campo”.

Chiude con una riflessione sul gioco: “In Italia si gioca poco rispetto ad altri campionati. Solo 57 minuti reali. Dobbiamo spingere tutti per alzare questo numero. Il calcio è anche spettacolo, è il nostro dovere offrirlo”.

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