Luci puntate sul “Sinigaglia“, dove oggi va in scena un derby lombardo ricco di spunti tra Como e Cremonese. Ma più che la rivalità territoriale, a far parlare è l’identità sempre più definita e polarizzante del Como 1907, guidato da Césc Fàbregas.
Secondo l’approfondimento de La Provincia, la squadra lariana è diventata un fenomeno calcistico e mediatico, capace di attrarre attenzione e critiche in egual misura. Il verdetto è chiaro: antipatici, ma attrattivi.
In trasferta, il Como sembra portarsi dietro uno specchio, una cartina di tornasole delle emozioni del calcio italiano contemporaneo. Gli avversari lo vedono come un corpo estraneo, diverso dalla vecchia immagine di simpatica provinciale che ogni tanto riemergeva con bel gioco e allenatori iconici come Marchioro o Mondonico. Oggi, il Como è ricco, strutturato, ambizioso, ed è questo che scuote il pubblico degli altri stadi.
Fischi a Bologna, mugugni a Firenze, sguardi storti ovunque: tutto fa parte di un clima che accomuna le squadre “che fanno paura”. Come accadde in passato alla Juventus degli anni Settanta, anche il Como attuale viene percepito come “protetto“, perché benestante. E se l’arbitro non fischia un fallo a favore degli avversari, scatta subito il sospetto: «Ecco, favoriti perché ricchi».
Non è solo un’impressione passeggera. Il tifoso medio oggi va allo stadio per vedere il Como dal vivo, incuriosito da un progetto fuori dagli schemi, costruito con investimenti stranieri e un’idea precisa di gioco. Non è più la squadra che chiede permesso in punta di piedi: è una realtà che si impone, anche senza volerlo, solo per la sua presenza.
La scena descritta nel pezzo de La Provincia è emblematica: un tifoso viola davanti al Franchi, accolto con stupore dagli amici per la sua presenza insolita. La risposta è semplice: «Volevo vedere il Como dal vivo». Un segnale forte, che conferma come il club lariano stia diventando una delle squadre più osservate e discusse del panorama nazionale.
Tutto questo, ovviamente, fa parte di una strategia. Il Como vuole essere attrattivo, non solo per il potenziale economico che lo sostiene, ma soprattutto per la qualità del gioco, lo stile in campo e la personalità che sta costruendo. E se a volte ciò si traduce in una certa “antipatia da potere”, poco male: anche i fischi, alla lunga, possono diventare una forma di rispetto.
Come accadde al Vicenza di Fabbri, al Genoa di Bagnoli, al Foggia di Zeman: squadre di provincia che hanno saputo catturare l’immaginario collettivo, proprio per la loro capacità di sorprendere, innovare e, in fondo, disturbare gli equilibri consolidati.
Il Como, oggi, si muove in questa scia, con la consapevolezza di essere diventato qualcosa di più della “provinciale simpatica“: un club moderno, che incuriosisce, divide, ma che nessuno può più ignorare.


