Una festa dal sapore speciale, quella che si è tenuta ad Albate per celebrare cinquant’anni di tifo organizzato della Curva del Como. Tra pacche sulle spalle e abbracci sinceri, a prendersi la scena è stato Andrea Ardito, ex centrocampista e capitano azzurro, oggi responsabile tecnico dell’Alta Brianza, tornato per l’occasione a indossare idealmente la maglia del cuore.
Con pantaloncini corti e la storica casacca azzurra, Ardito ha partecipato alla presentazione del libro “Passione infinita”, scritto dai tifosi stessi e il cui ricavato sarà devoluto all’Admo. Un gesto che sottolinea ancora una volta il forte legame tra squadra, tifoseria e territorio, e che ha permesso all’ex giocatore di rivivere emozioni profonde.
“Ogni volta che torno qui mi sento a casa”, ha dichiarato Ardito ai microfoni de La Provincia, rievocando con emozione i primi passi mossi a Como. Proveniente dal Pontedera, giovane e alla prima esperienza ad alti livelli, fu sorpreso dall’intensità del tifo già nei ritiri estivi di Chiavenna: “Da un giorno all’altro spuntarono le tende dei tifosi vicino al campo. Erano lì per noi”.
Tra i ricordi più forti, la finale playoff di Serie C contro il Livorno, vissuta come un riscatto dopo settimane difficili. “Superammo situazioni dure: il caso Ferrigno, la squalifica di Olivares e il gol del Modena al 97’. Ma fummo tosti. Vincemmo. E per me, pisano, nel giorno del patrono di Pisa…”.
Il legame con la curva, costruito in due epoche diverse (1999-2002 e 2009-2015), è rimasto indelebile: “Il mio sogno era chiudere la carriera con la curva piena. E a Como-Matera e Como-Bassano fu proprio così”. Ardito ha anche ricordato gli episodi più simbolici della sua carriera, dal gol a Carrara nel campionato della promozione in Serie B, all’autogol al rientro contro il Perugia, commentato con ironia da Di Chiara: “Speravo in un debutto migliore…”.
Non sono mancati anche momenti tesi, come il litigio in tribuna con l’ex direttore generale Imborgia durante Como-Siena, e le rinunce, come quella a collaborare con Ninni Corda, in nome di valori personali non negoziabili. “Avevo appena firmato come allenatore, ma quando seppi che c’era lui, dissi no”.
La passione comasca, secondo Ardito, è diversa da quella di altre piazze: “A Pisa anche chi non va allo stadio ti riconosce e ti sostiene. A Como la squadra è dei tifosi, spesso soli contro l’indifferenza generale, ma proprio per questo ancora più forti”.
L’ex capitano ha condiviso anche aneddoti curiosi: “Scoprii che la baby sitter dei miei figli era una ultrà, e un ragazzo dell’Alta Brianza saltò un provino per andare in trasferta a Palermo. Risi molto”.
Infine, uno sguardo al presente: il Como ai vertici del calcio italiano. “Magico, bellissimo. Non pensiamoci troppo. Godiamoci questo momento. È un sogno che tante squadre di provincia hanno vissuto. Ora tocca a noi”.

