Il sabato di San Siro accende un confronto che, guardando la classifica, assume i contorni di un vero duello diretto nella parte alta della Serie A. Inter e Como arrivano all’appuntamento con ambizioni crescenti e con una sfida nella sfida: il faccia a faccia tra Chivu e Césc Fàbregas, protagonisti involontari di uno dei casi di mercato più discussi della scorsa estate.
Perché prima che il tecnico catalano uscisse allo scoperto confermando con forza di voler restare sulla panchina lariana, proprio lui era stato il nome individuato da Marotta per raccogliere l’eredità di Simone Inzaghi. Un tentativo bloccato sul nascere dalla proprietà del Como, con Mirwan Suwarso in prima linea nel respingere ogni trattativa, e confermato dallo stesso allenatore, deciso a proseguire il progetto iniziato sul Lario. Un contesto che aggiunge peso specifico a una gara già significativa per prestigio e classifica, dentro la storia recente del club dei Fratelli Hartono.
Le tappe di un corteggiamento respinto
A ricostruire quelle settimane è stato un approfondimento de La Provincia, che ha riportato l’intero iter di un’estate movimentata. Prima dell’Inter, su Fàbregas avevano bussato Bayer Leverkusen e Roma, con colloqui esplorativi conclusi però con una doppia rinuncia.
In quei giorni Ranieri, appena passato dalla panchina alla scrivania del club giallorosso, aveva lasciato intendere che il candidato ideale fosse proprio l’ex centrocampista catalano, ma la società lariana aveva chiuso la porta. Una scelta che poteva sembrare una forzatura da parte del club, ma che si inseriva in una linea condivisa: trattenere un tecnico giovane, ambizioso e considerato centrale nel progetto.
Il pressing nerazzurro e la scena del “No!” pubblico
Quando si inserì l’Inter, la sensazione generale fu che la trattativa potesse decollare rapidamente. Le indiscrezioni provenienti dall’orbita nerazzurra davano l’accordo come quasi fatto, mentre si rincorrevano voci su una cena tra Fàbregas e Ausilio, nella realtà mai concretizzata.
Nel mezzo, il viaggio del tecnico a Londra per raggiungere Suwarso a un evento ufficiale. Proprio lì, davanti al pubblico, arrivò l’annuncio congiunto: rapporto confermato, niente passaggio in nerazzurro. Il giorno seguente, il Presidente del Como diffuse anche un comunicato dai toni decisi, definendo «fantasie» le insistenti voci sul pressing dell’Inter. Un “No!” bello secco sia nella forma che nella sostanze, un no che irritò non poco la dirigenza milanese, già reduce dal pesante 0-5 nella finale di Champions League persa contro il PSG e alla ricerca di una risposta immediata anche sul mercato.
La scelta di Fàbregas oggi
A distanza di mesi, Fàbregas appare ancora più radicato nel progetto Como. Secondo indiscrezioni, il tecnico guarderebbe con maggior interesse a eventuali chiamate future da club legati al suo passato – Arsenal, Barcellona o Chelsea – più che a una panchina italiana di prima fascia. L’obiettivo attuale, però, resta chiaro: completare il percorso avviato, portando il Como tra le protagoniste nel giro di pochi anni, in un ambiente dove può lavorare senza pressioni eccessive.
Il ritorno a San Siro e il peso di un rifiuto
Sul campo, Inter-Como non è soltanto uno scontro di alta classifica: è anche il ritorno del tecnico che ha detto “no” a una big in un campionato dove accade raramente. La domanda è inevitabile: come accoglierà San Siro l’allenatore che lo scorso giugno ha preferito restare sul Lario? E, soprattutto, il Como può ancora essere considerato una “piccola”?
Un altro “No!” possibile
In attesa della risposta del campo, Fàbregas lavora a Mozzate con l’obiettivo di firmare un secondo “No!”, questa volta sportivo, proprio a San Siro.
L’Inter, dal canto suo, punta a ristabilire le distanze e dimostrare la propria forza. Ma se il Como dovesse riuscire nel colpo esterno, in casa nerazzurra qualcuno potrebbe persino pensare che, forse, quell’intuizione estiva non fosse poi così sbagliata.

