Alessio Iovine ha detto addio al calcio giocato, e lo ha fatto con il sorriso, le lacrime e un’incredibile ondata d’affetto. Dopo la sconfitta per 2-0 contro l’Inter, il centrocampista del Como ha parlato per l’ultima volta da calciatore professionista, visibilmente emozionato, di fronte a giornalisti e tifosi che hanno voluto rendergli omaggio.
“Se terrò la maglia del Como addosso per sempre? No, devo toglierla perché puzzo tantissimo,” ha scherzato, prima di aggiungere: “Però l’altra, quella che ci danno dopo la partita, ci dormirò su.” Una battuta leggera, a nascondere l’intensità emotiva di un momento che segna la fine di un lungo percorso sportivo. “Sono felicissimo, frastornato anche. Non ho parole per descrivere l’affetto che mi hanno dato stasera e negli anni passati.”
Iovine ha ripercorso con lucidità e gratitudine una carriera costruita con tenacia, arrivando fino alla Serie A a 33 anni. Un traguardo che lui stesso non aveva mai immaginato: “Mai pensato di arrivare in A, ma alla fine ci sono arrivato. Orgoglio incredibile. Sono contento e in pace con me stesso: significa che hai dato tutto.”
Alla domanda su cosa direbbe al raccattapalle di 11 anni che era una volta, Iovine risponde con emozione: “Non sai cosa ti capiterà. Sarà un viaggio bellissimo e inaspettato.” Parole che raccontano la spontaneità e l’umiltà con cui ha affrontato ogni tappa della sua carriera, sempre concentrato sul presente, senza pensare troppo al futuro.
Nessun rimpianto, solo gratitudine: “È andata come doveva andare. La mia è una bella storia. Sono contento di aver seminato e raccolto tutto in questi anni.” Un percorso che per lui si chiude idealmente con la promozione dello scorso anno, quando il Como ha fatto ritorno in Serie A: “È stata la chiusura del cerchio, da protagonista. La cavalcata in B è stata fantastica. Una gioia unica.”
‘L’é finita’, come si dice a Como, ma il ricordo di Alessio Iovine resterà vivo nel cuore dei tifosi. Un giocatore che ha saputo unire professionalità e attaccamento alla maglia, e che ora lascia il calcio giocato con la consapevolezza di aver scritto, nel suo modo silenzioso e autentico, una delle storie più belle del calcio italiano recente.




