Lucarelli sul Como e il calcio italiano: “Farà un ottimo campionato e Nico Paz…”

L’ex attaccante riflette sul potenziale dei lariani e sul tema dell’età nel calcio moderno: "Purtroppo i giovani si perdono troppo presto”

Intervenuto a Tuttomercatoweb, Cristiano Lucarelli ha espresso la propria opinione sul Como, squadra al centro di grandi attenzioni in questa stagione di Serie A. “La prima partita ha avuto risonanza, poi c’è stato assestamento. Il Como comunque farà sicuramente un ottimo campionato”, ha dichiarato, evidenziando fiducia nel progetto e soffermandosi su uno dei talenti più interessanti della rosa: “Nico Paz è veramente interessante”.

L’ex bomber però ha allargato il discorso, entrando in un tema cruciale per il calcio italiano: la gestione delle carriere e il ruolo delle giovani promesse. “Io spesso faccio una riflessione: Totti e Toni sono stati capocannonieri a 38 anni, Dzeko torna a 39 anni, Modric a 40… Bellissime storie, ma c’è qualcosa che non funziona”, ha osservato Lucarelli, indicando come l’eccezionale longevità di alcuni campioni possa nascondere un problema più profondo.

Il tecnico ha spiegato meglio la sua posizione: “Se uno a 40 anni fa ancora la differenza, secondo me significa che c’è un problema. Io Modric lo avrei voluto a 20 anni in Italia, come quando in Serie A arrivarono Kakà, Ronaldo, Shevchenko”. Una chiara critica alla difficoltà del nostro campionato nell’attrarre giovani top player nel momento migliore della carriera, quando possono realmente segnare un’epoca.

Lucarelli ha poi fatto riferimento al caso di Cristiano Ronaldo, capace di diventare capocannoniere in Serie A a 37 anni: un segnale, secondo lui, che conferma una tendenza preoccupante. “Sono esempi bellissimi, ma domandiamoci perché i giovani bravi fanno due partite buone e poi si perdono per la strada”, ha concluso, evidenziando il rischio di disperdere talenti che non riescono a trovare continuità.

Le parole di Lucarelli intrecciano quindi due piani: da un lato la fiducia in un Como competitivo, dall’altro una riflessione più ampia sul futuro del calcio italiano, dove i veterani continuano a reggere la scena e i giovani, troppo spesso, non riescono a imporsi.

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