La Liga ha ufficialmente abbandonato il progetto di portare Villarreal-Barcellona a Miami, dopo che tutti i club spagnoli, l’associazione calciatori (AFE) e diverse figure di spicco del calcio iberico avevano espresso la propria contrarietà. La scelta ha ricevuto l’immediato plauso della UEFA e del presidente Ceferin, che hanno ribadito una posizione ferma: le partite dei campionati nazionali devono restare nei confini d’origine.
Ora l’attenzione si sposta sull’Italia, dove la Lega Serie A continua a spingere per disputare Milan-Como a Perth, in Australia. L’operazione, però, si trova in una fase di stallo. Nonostante il forte coinvolgimento del Milan, promotore principale dell’iniziativa, e l’appoggio totale dell’amministratore delegato della Lega, Luigi De Siervo, il progetto incontra resistenze crescenti tra diversi club. Alcuni, come il Torino del presidente Urbano Cairo, hanno espresso apertamente la loro contrarietà (LEGGI QUI).
Le differenze rispetto al caso spagnolo sono sostanziali. In Spagna la proposta era partita direttamente dalla Liga, che aveva già tentato un’operazione simile nel 2018. In Italia, invece, l’impulso nasce soprattutto dal Milan, interessato a una mossa promozionale più che economica: l’incasso previsto, circa 8-9 milioni di euro da dividere con il Como, non rappresenta un guadagno determinante per un club del calibro rossonero.
Un altro elemento di distinzione riguarda la posizione dei calciatori e dell’associazione di categoria. Mentre in Spagna le proteste dei giocatori hanno avuto un ruolo decisivo nel far saltare la trasferta americana, in Italia l’AIC non ha annunciato forme di dissenso organizzate. Le dichiarazioni isolate di Adrien Rabiot e Mike Maignan, che avevano espresso dubbi sull’opportunità di spostare la partita, non hanno generato un fronte comune. L’AIC pur non entusiasta dell’idea, teme soprattutto che giocare all’estero possa diventare un’abitudine più che un’eccezione, e non si è per ora opposta ufficialmente alla singola partita.
Sul piano internazionale, il progetto italiano rimane privo di autorizzazioni definitive. Non è ancora arrivato l’ok né dalla Federcalcio australiana né dall’AFC, la Confederazione asiatica, entrambe necessarie per la disputa dell’incontro. Inoltre, dopo la rinuncia della Liga, la UEFA appare ancor più determinata a bloccare ogni tentativo simile, richiamandosi al principio di territorialità delle competizioni nazionali.
Ciononostante, il “pericolo Perth” non è ancora scongiurato. L’assenza di una protesta forte e unitaria da parte di club, calciatori e tifosi mantiene aperta la possibilità di una trasferta che, per molti, rappresenterebbe un precedente pericoloso per il calcio italiano.
Le voci critiche chiedono ora una reazione compatta del pubblico e delle squadre, affinché la decisione venga rivista. L’idea è che solo una mobilitazione corale – da parte dei tifosi che pagano biglietti e abbonamenti TV e dei giocatori che scendono in campo – possa davvero invertire la rotta.
Per ora, la Lega Serie A resta isolata. Dopo il passo indietro della Liga e il plauso dell’UEFA, l’Italia rischia di restare l’unico grande campionato europeo disposto a esportare il proprio calcio oltreoceano, con tutte le incognite che questo comporta.

