Corrado Orrico, voce sempre fuori dal coro, è intervenuto ai microfoni di Tuttomercatoweb.com per commentare l’avvio della nuova stagione di Serie A e i suoi protagonisti in panchina.
Secondo l’ex allenatore, non basta il semplice equilibrio caratteriale per guidare una squadra: “La media dei valori caratteriali non basta per un tecnico. Un allenatore deve saper usare il radicalismo, deve eccedere nel bene e nel male.”
Tra i tecnici emergenti ha citato Cristian Chivu, oggi sulla panchina dell’Inter dopo una breve esperienza, con salvezza annessa, al Parma, ancora però da valutare: “Va visto, per ora se dovessimo dare un voto sarebbe sei meno, non ci sono elementi sufficienti per giudicarlo.”
Non sono mancati i riferimenti ai suoi allenatori preferiti, tre nomi noti del calcio italiano: “Conte, Spalletti anche se oggi è in disgrazia e Gasperini.”
Poi l’attenzione si è spostata su una delle rivelazioni del campionato, Cesc Fàbregas e il suo Como. Orrico ha tracciato per lui un paragone originale: “Fabregas? È della razza di Thiago Motta e Sarri, sono nipotini di Euclide, della geometria. Nella costruzione di un giocatore c’è una metà di parte atletica, tattica e tecnica; l’altra metà è la suggestione, la capacità di suggestionare il giocatore e farlo pensare, mettergli in testa idee dell’Iperuranio.”
Un riconoscimento curioso e affascinante, che inserisce Fabregas in una scuola di pensiero calcistica improntata sulla precisione e sulla visione, ma anche sulla capacità di stimolare e ispirare i propri giocatori.

