Con la sfida al Sassuolo, Cesc Fabregas ha festeggiato le sue prime 50 panchine ufficiali da tecnico del Como. Un traguardo simbolico, che i colleghi de La Provincia hanno trasformato in un lungo ritratto dedicato a un allenatore che sta riscrivendo la storia recente del club biancazzurro.
In realtà, le panchine da conteggiare sarebbero 71, comprendendo anche quelle condivise con Osian Roberts: un percorso che avvicina lo spagnolo alla top ten di sempre per presenze sulla panchina lariana. Nei 50 match da primo tecnico ufficiale, il bilancio parla di 18 vittorie, 17 sconfitte e 12 pareggi, con un solo 0-0 registrato (nel derby con il Lecco, Ndr). Numeri che raccontano una filosofia di calcio chiara e senza compromessi: gioco offensivo, pressing alto e sfruttamento degli esterni di qualità.
Fabregas non è un allenatore comune. Quando scelse Como come tappa finale della sua carriera da giocatore, il progetto già prevedeva che un giorno si sarebbe seduto in panchina. Ma nessuno, all’interno del club, poteva immaginare che sarebbe diventato “questo” allenatore. Oggi è considerato un visionario, capace di trasformare la retorica sui giovani e sul calcio d’attacco in fatti concreti. La sua linea è netta: i giovani vanno bene, ma solo se forti. E per questo il Como si è aperto al mercato internazionale, pur puntando a formare anche nuovi talenti italiani in casa.
Non sono mancate le voci di mercato, come l’interesse dell’Inter, a cui Fabregas e la società hanno risposto con un secco no: un gesto raro, che testimonia la volontà di proseguire il percorso lariano. Il tecnico, che vive a Lugano, possiede anche una quota della società (si parla del 4%) e parla di un ciclo quadriennale da completare, con l’Europa come obiettivo dichiarato e progettato.
Il rapporto con i giocatori è scandito da regole chiare: allenamenti brevi ma intensi, sorprese con giorni di riposo, un’attenzione speciale alla coesione attraverso la mensa comune. Ha cambiato lingua nello spogliatoio, passando dall’italiano all’inglese, e non ha esitato a gestire con fermezza casi spinosi, come i musi lunghi di Cutrone o l’addio di Gabrielloni.
Non mancano gli aspetti più personali: ama la velocità in auto (con tanto di multe), ha cambiato macchina scegliendo una Cadillac, si dedica al footing per mantenere la forma e ha manifestato sensibilità verso il territorio, con un pensiero speciale agli alluvionati.
Sul piano tecnico, sta trasformando Nico Paz in un giocatore universale e ritiene che Baturina debba ancora crescere, ma le ambizioni vanno ben oltre la crescita individuale. Fabregas sogna di allenare l’Arsenal, il club che lo ha consacrato, e di alzare un giorno la Champions League da allenatore.
Un dato è certo: Como non aveva mai visto un calcio così, come confermato anche dagli avversari. “Il Como è la squadra più forte affrontata quest’anno”, ha detto Iannoni del Sassuolo. Un riconoscimento che conferma l’impatto del tecnico spagnolo in Serie A.
Ogni tifoso lariano dovrebbe ricordarsi che avere Cesc Fabregas in panchina non è qualcosa di normale. È un privilegio, e anche il primo passo verso un futuro che sogna in grande.


