Cassazione annulla Daspo a due ultras del Como: torneranno al Sinigaglia

Accolto il ricorso degli avvocati: non rispettati i tempi previsti per la difesa, revocato il divieto biennale

Foto tratta dalla pagina Facebook del Como 1907

Due giovani tifosi del Como, destinatari di un Daspo nel dicembre 2023, potranno tornare allo stadio giĆ  dalla prossima stagione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha accolto i ricorsi presentati dai loro legali, riconoscendo un vizio procedurale nel provvedimento con cui era stato disposto il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per due anni.

Secondo quanto riportato da La Provincia, il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Como avrebbe convalidato il Daspo emesso dalla Questura prima della scadenza delle 48 ore previste dalla legge. Tale termine, sancito dal codice per la tutela dei diritti dei cittadini, è essenziale per permettere agli interessati di presentare memorie difensive, e non può essere ridotto neppure in presenza di episodi collegati a tensioni o violenze durante eventi sportivi.

Il caso risale alla partita tra Como e Monza, durante la quale, secondo quanto riferito dalla Questura, i due giovani avrebbero partecipato a scontri tra tifoserie al termine dell’incontro. Un comportamento ritenuto grave dalle forze dell’ordine, che ha portato all’emissione immediata del provvedimento di Daspo, poi convalidato dal gip. Tuttavia, la violazione del diritto alla difesa ha reso illegittimo l’intero iter, secondo la Suprema Corte.

La Cassazione ha dunque annullato i provvedimenti restrittivi, sancendo di fatto il diritto dei due giovani di poter accedere nuovamente allo stadio Sinigaglia e seguire il Como dalla curva come prima del divieto. Un esito accolto con soddisfazione dagli avvocati difensori, che hanno sottolineato come il rispetto delle garanzie procedurali sia un pilastro irrinunciabile, anche nei casi di ordine pubblico.

Il Daspo – acronimo di Divieto di Accesso alle manifestazioni Sportive – ĆØ una misura amministrativa introdotta per contrastare fenomeni di violenza negli stadi, e può essere applicato anche in assenza di una condanna penale definitiva. Tuttavia, la legge impone un iter preciso e la tutela del diritto alla difesa, che in questo caso non sarebbe stato rispettato.

La decisione della Cassazione non entra nel merito delle responsabilitĆ  nei disordini, ma si concentra unicamente sul vizio formale che ha invalidato il provvedimento. Resta quindi da valutare se la Procura o la Questura vorranno procedere con nuovi atti, stavolta nel rispetto dei tempi di legge.

Intanto, per i due giovani tifosi del Como, si riaprono le porte dello stadio, con la possibilitĆ  di tornare a sostenere la squadra nella prossima stagione, che si preannuncia ambiziosa dopo i grandi investimenti sul mercato.

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