Como, difesa d’acciaio e spirito da battaglia: il segreto del successo contro la Juventus

Nonostante l’assenza di tutti gli esterni offensivi, il Como ha superato la Juventus grazie a una retroguardia impeccabile e alla prestazione monumentale di Kempf, simbolo della solidità voluta da Fabregas.

Contro la Juventus il Como ha vinto senza le sue ali, ma con le sue certezze. Rodriguez, ancora squalificato, Addai, Kuhn e Diao indisponibili per infortunio: quattro assenze pesantissime che avrebbero potuto condizionare qualsiasi squadra. Eppure, al “Sinigaglia”, nessuno se n’è accorto. La formazione di Fabregas ha giocato con la stessa intensità, lucidità e organizzazione che stanno diventando il marchio di fabbrica di questo sorprendente inizio di stagione.

Il vero segreto del Como, però, è una solidità difensiva da grande squadra. In sette gare di Serie A, i lariani hanno incassato appena cinque gol, la terza miglior difesa del campionato dietro Bologna e Milan. Un dato impressionante se si pensa che nello stesso periodo della scorsa stagione le reti subite erano state esattamente il doppio.

Il merito è di un reparto arretrato che unisce esperienza internazionale e giovani di talento. L’arrivo di giocatori come Diego Carlos, difensore di spessore e carisma, ha dato equilibrio e sicurezza al gruppo, mentre elementi emergenti come Jacobo Ramon hanno portato freschezza e intensità. Fabregas ha trovato il mix perfetto tra maturità e ambizione, costruendo una difesa capace di reggere anche contro gli attacchi più quotati della Serie A.

Ma la sfida con la Juventus ha avuto un protagonista assoluto: Marc Olivier Kempf. Il centrale tedesco è stato il simbolo della battaglia, prima aprendo le marcature su calcio d’angolo – la sua seconda rete stagionale dopo quella di Firenze – e poi resistendo con coraggio stoico nonostante una ferita alla testa. La sua immagine, con la benda insanguinata e lo sguardo concentrato, è diventata l’icona della partita e, forse, della nuova identità del Como.

Kempf ha annullato gli attaccanti juventini, concedendo pochissimo e guidando la linea difensiva con leadership e tempismo. La sua prestazione ha incarnato perfettamente lo spirito voluto da Fabregas: compattezza, sacrificio e mentalità vincente. Non è un caso che proprio da un calcio piazzato, situazione in cui il Como si è dimostrato micidiale, sia arrivato il gol che ha indirizzato la partita.

La trasformazione difensiva del Como è evidente anche a livello collettivo. Tutti partecipano alla fase di non possesso, dai centrocampisti fino agli attaccanti. Caqueret, Da Cunha e Perrone garantiscono equilibrio e copertura, mentre i terzini si alternano con precisione nei movimenti. Un sistema che non dipende dai singoli, ma da un’organizzazione tattica studiata e interiorizzata, capace di far rendere al meglio ogni elemento.

E se davanti manca ancora qualche gol da parte di Morata e Douvikas, dietro il muro lariano sembra invalicabile. Fabregas ha dato un’impronta europea alla squadra, fatta di pressing alto ma anche di disciplina difensiva. Il risultato è una formazione che gioca bene, concede pochissimo e riesce a esaltare anche i suoi interpreti più coraggiosi.

Dopo la prova con la Juventus, il Como ha dimostrato di poter competere con chiunque, anche senza le sue frecce migliori. Perché quando la forza è nel gruppo e nella solidità, non servono ali per volare.

Eh sì il mondo in riva al Lario sembra essersi ribaltato: le ali non ci sono? Nessun problema ci pensa la difesa, con buona pace della “Vecchia Signora“!

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