Una vicenda che lascia l’amaro in bocca e apre un dibattito delicato sul diritto all’utilizzo del nome di un personaggio pubblico. È quella che vede coinvolti la famiglia di Stefano Borgonovo e lo storico gruppo di tifosi del Como, i “Pesi Massimi”, legati indissolubilmente alla memoria dell’attaccante scomparso nel 2013 dopo la lunga battaglia contro la SLA.
La questione è esplosa dopo la pubblicazione, da parte de La Provincia di Como, di una lettera inviata dall’avvocato Emanuela Frigerio, legale della famiglia Borgonovo, con la quale si diffida il gruppo di tifosi dall’uso futuro del nome dell’ex calciatore. Il documento, firmato per conto della signora Chantal Borgonovo, vedova del campione, stabilisce un termine di sessanta giorni per cessare qualsiasi riferimento al nome di Stefano «nella denominazione del torneo, nel materiale promozionale, sui social e nei comunicati stampa».
Una richiesta che, pur esordendo con toni di ringraziamento e riconoscenza per le iniziative organizzate negli anni dai Pesi Massimi, cambia rapidamente registro, chiarendo l’intento della famiglia: ricondurre ogni utilizzo del nome del calciatore sotto il diretto controllo degli eredi. Secondo la missiva, l’autorizzazione verbale concessa in passato sarebbe ora revocata, in un’ottica di “riorganizzazione complessiva” delle attività legate alla memoria di Borgonovo.
Il colpo di scena ha lasciato di stucco i tifosi, che per oltre un decennio hanno onorato la figura dell’ex bomber attraverso numerose iniziative: dalla sua visita allo stadio Sinigaglia nel 2008, alla partita tra ex compagni nel 2010, fino alla creazione di murales, striscioni e bandiere dedicate al campione. Tra i loro tributi più noti figura il Premio Borgonovo, riconoscimento annuale al miglior giocatore del Como, che negli ultimi anni è diventato un evento molto partecipato con oltre 1500 presenti.
Proprio questo premio è uno degli elementi citati nella diffida, che ha generato sconcerto e amarezza tra i membri del gruppo. Fonti interne ai Pesi Massimi fanno sapere che è in corso una riflessione sul da farsi, ma prevale la delusione per una vicenda definita da molti definita come “inattesa e dolorosa”.
Resta ora da capire quali margini legali esistano per un’eventuale opposizione. Sul piano giuridico, il diritto all’uso del nome e dell’immagine di una persona deceduta è disciplinato dall’articolo 93 della legge sul diritto d’autore e dagli articoli 7 e 8 del codice civile, che tutelano l’identità personale anche post mortem. Ciò significa che solo gli eredi o chi da loro autorizzato può decidere in che modo il nome venga utilizzato, specialmente se legato a eventi pubblici o attività riconducibili, anche indirettamente, a fini economici o promozionali.
Di fatto, quindi, la famiglia Borgonovo ha la facoltà legale di limitare o revocare l’uso del nome, anche se l’iniziativa nasce da un gruppo di tifosi che negli anni ha mantenuto vivo il ricordo dell’attaccante con sincero affetto e rispetto.
Una battaglia inattesa e triste, che tocca corde emotive profonde e riapre il dibattito sul confine tra la memoria collettiva e il diritto familiare alla tutela del nome.


