A distanza di 46 anni il nome di Ezio Cavagnetto continua a suscitare entusiasmo e affetto tra i tifosi del Como. L’ex attaccante della formazione che negli anni Ottanta conquistò la promozione dalla Serie C fino alla massima categoria resta uno dei simboli più amati della storia lariana.
Durante il Punk Festival di Piazza Mercato, organizzato dal Como Club Erba, Cavagnetto ha ricevuto una maglia celebrativa in stile anni Ottanta con il numero 11 sulle spalle, un omaggio personale ma anche un tributo a quella squadra rimasta nel cuore della gente. A intervistarlo tra passato e presente sono stati invece i colleghi de La Provincia oggi in edicola.
“Una sorpresa che mi riempie di felicità”
L’ex bomber ha accolto con emozione la dimostrazione d’affetto ricevuta, proprio nel momento in cui tutti i riflettori sono puntati sul Como di Cesc Fabregas. “Ricevere ancora oggi questo calore è qualcosa che mi sorprende e mi rende davvero felice. Ringrazio tutti coloro che continuano a ricordarsi di noi”, ha raccontato Cavagnetto.
Quel Como diventato una filastrocca
Il ricordo della squadra protagonista della storica scalata resta ancora molto forte. Per Cavagnetto il segreto di quel gruppo era anche nella capacità di lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva.
“Quella squadra aveva creato un legame speciale con la gente. Forse perché quei nomi, uno dopo l’altro, sembravano quasi una filastrocca imparata da bambini: formazioni così rimangono nella testa e nel cuore per tutta la vita”, ha spiegato l’ex attaccante. Vecchi, Vierchowod, Gozzoli, Centi, Fontolan, Volpi, Mancini, Lombardi, Nicoletti, Pozzato e Cavagnetto sono ancora oggi ricordati come protagonisti di un’epoca irripetibile.
Un gruppo unito anche fuori dal campo
Alla manifestazione di Erba Cavagnetto è stato accompagnato da alcuni ex compagni come Gozzoli e Sinigaglia. Un rapporto che, secondo l’ex attaccante, rappresenta ancora oggi la forza di quella squadra.
“Il calcio è cambiato e certi paragoni sono difficili da fare, ma il nostro gruppo era davvero unito. Ancora oggi ci incontriamo, condividiamo momenti insieme e tra noi è rimasto un grande affetto umano. Quella sintonia si vedeva anche durante le partite”, ha ricordato.
L’arrivo a Como e una stagione difficile
Cavagnetto approdò sul Lario nel 1978, dopo essere stato cercato anche da altre società. La prima annata, però, fu complicata e terminò con la retrocessione in Serie C.
“Avevo altre possibilità, come Lecce e Pescara, ma scelsi Como perché ero più vicino alla mia terra. Purtroppo quella stagione fu negativa e difficile da dimenticare”, ha raccontato. Tra i ricordi di quell’annata anche alcuni episodi curiosi legati all’ambiente e all’allenatore Rambone, figura particolare e spesso protagonista di racconti e aneddoti.
Dalla delusione al grande salto verso la Serie A
Dopo la caduta arrivò la rinascita. Il Como costruì una squadra capace di compiere il percorso dalla terza serie fino alla massima divisione.
“Il primo anno dividevo il reparto offensivo con Fiaschi, mentre Nicoletti entrava spesso a gara in corso. Poi arrivò il momento in cui io e Nico diventammo una coppia molto affiatata”, ha ricordato Cavagnetto. L’intesa tra i due funzionava grazie alle caratteristiche complementari: uno più bravo nel proteggere il pallone, l’altro pronto ad attaccare gli spazi.
Gol, ricordi e amicizie rimaste nel tempo
Tra gli episodi più curiosi della carriera c’è anche un gol “rubato” a Gozzoli contro il Lecco, episodio che generò qualche protesta ma non scalfì l’amicizia tra i due.
“Segnai una rete che sembrava ormai destinata a entrare da sola. Lui protestò molto, ma oggi ci ridiamo sopra. Anche Pozzato fece qualcosa di simile con me nella partita del 3-3 contro il Monza”, ha raccontato. Dopo il calcio giocato, Cavagnetto ha costruito una nuova vita lavorativa tornando a Como e occupandosi per anni del settore alimentare.
Il rimpianto per l’addio dopo la promozione
Tra i ricordi resta però anche una ferita ancora aperta: il trasferimento al Genoa dopo la conquista della Serie A.
“Mi è rimasto il dispiacere di non poter giocare quella Serie A con il Como, perché avevo contribuito a conquistarla. Avrei voluto restare e ancora oggi mi piacerebbe conoscere il motivo di quella scelta”, ha spiegato. Successivamente Cavagnetto tornò protagonista nella massima serie, anche con la maglia del Como, segnando reti rimaste nella memoria dei tifosi.
La Curva Monumento e il coro “Zigo Zago Ezio gol”
Tra le immagini più emozionanti c’è quella dell’ingresso in campo al Sinigaglia, con la Curva Monumento pronta a sostenere la squadra.
“Quello spicchio di curva ti arrivava addosso mentre correvi verso il centro del campo. Forse oggi gli stadi sono diversi, ma quella energia ci dava forza e ci faceva sentire sempre accompagnati”, ha ricordato.
E poi il coro dedicato a lui, diventato un simbolo di quell’epoca: “Zigo Zago Ezio gol”. “Era un coro particolare, quasi appartenente a un’altra epoca. Però era unico e ancora oggi c’è chi mi chiama così quando mi incontra. È una cosa bellissima”, ha concluso Cavagnetto.
Il nuovo Como di Fabregas visto da un campione del passato
Oggi Cavagnetto segue ancora con passione il Como ed è abbonato da tre stagioni. Ha vissuto il ritorno in Serie A e guarda con interesse il lavoro della squadra guidata da Fabregas. “È una squadra bellissima da vedere, giocano un calcio che dà piacere. Rispetto alla nostra formazione hanno tanti giocatori tecnicamente molto dotati”, ha detto.
Nel confronto con il passato, l’ex attaccante vede alcune analogie tra Fabregas e gli allenatori capaci di lasciare un’impronta forte. “Fabregas può ricordare Marchioro per il ruolo di riferimento che ha per i giocatori. Sono diversi nel modo di comunicare, ma entrambi riescono a essere determinanti per il gruppo”, ha spiegato. Il viaggio nel passato si intreccia così con il presente: due epoche diverse, unite dallo stesso amore per il Como.
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