Sono stati mesi intensi per Nico Paz. Prima l’impatto clamoroso con la Serie A. E già questo è tanta roba, a 20 anni. Poi è arrivata nientemeno che la convocazione con la nazionale argentina campione del mondo. Condita da una ciliegina mica da ridere: l’assist a Messi all’esordio. Forse troppo per un ragazzo così giovane, che infatti dopo la sosta di ottobre a tratti è sembrato un po’ limitato dalla pressione, meno spensierato, oltre che molto più marcato dagli avversari. Però… Però i campioni sanno incidere anche nei momenti non brillantissimi, e Nico in queste partite ha comunque inciso. Finendo in bellezza a Genova, dove abbiamo rivisto il Paz di settembre. Ma si pensi anche alla partita col Parma: prestazione mediocre ma gol segnato. A Empoli è finito in panchina, ma è subentrato bene dando vivacità. E in partite come quelle contro Torino e Lazio, dove è stato ben pressato, ha sempre trovato almeno un guizzo.
Dopo il boom iniziale Paz deve assestarsi, deve trovare la sua dimensione. Non può smettere di divertirsi, danzando tra un campionato dove gli avversari iniziano a conoscerlo e una nazionale che probabilmente diventerà un’abitudine per lui. Per fare la differenza ha bisogno di essere sfrontato, perché quello è il suo gioco. E per essere sfrontato devi essere tranquillo, a tuo agio, padrone degli eventi.
Ora è tornato con l’albiceleste: giocherà stanotte in Paraguay e poi la notte tra martedì e mercoledì contro il Perù (la qualificazione non dovrebbe essere in dubbio per Messi e compagni). Dopodiché si torna a Como per continuare a crescere. Acostumbrate, chico! E parla bene del Como al tuo capitano, che non si sa mai…

