Probabilmente ricorderemo questo Venezia-Como per tanto tempo come la partita delle gocce sulla telecamera. Un fortissimo vento ha sferzato lo stadio Penzo per tutti i 90′: unito a una pioggia velenosa, ha reso la serata davvero difficile ai giocatori e ai tifosi. Non solo: il vento ha pensato bene di soffiare anche verso la tribuna, oltre che verso una delle porte. E la telecamera principale per le riprese televisive stava proprio lì, in tribuna. Così ecco il motivo dell’effetto-goccioloni che ha complicato oltremodo la visione, creando quasi effetti da specchi deformanti.
Qualcuno ha invocato il rinvio, ma la palla rimaneva ferma quando messa sul terreno e il campo era praticabile. Qualcuno ha dato la colpa a Sky, a DAZN, alla Lega. Si poteva fare di meglio? Non ne abbiamo idea. Ma usando la logica, insomma, se il vento soffia così forte e in faccia alla telecamera è un po’ complicato evitare che le gocce ci finiscano sopra. Anche usando una copertura, perché la copertura sta sopra la telecamera, non davanti. E hai voglia a pulire l’obiettivo: dopo pochi secondi sei al punto di prima. Però in teoria le tv dovrebbero avere in dotazione telecamere autopulenti, che a Venezia evidentemente non c’erano e bisognerebbe capire il perché.
Ad ogni modo preferiamo dare una lettura filosofica alla questione. Un po’ come se un karma climatico abbia voluto fare giustizia. “Sei a casa sul divano pronto a vederti la partita al calduccio? Stai bevendo una tisanina alla facciazza di chi ha pagato il biglietto per stare sugli spalti a morire di freddo? Eh no, caro. Oggi arrivo anche nel tuo salotto. Oggi soffri anche tu“. E chi siamo noi per criticare la sentenza del karma climatico?


