Intervistato da La Provincia di Como, Aurelio Andreazzoli ha parlato della propria idea di calcio e di come si abbini molto bene con quella del Como. L’esperto tecnico ha fatto la storia dell’Empoli, oltre ad aver allenato anche la Roma e non solo, e si è espresso così: “Non mi è sfuggito il gioco del Como. Anzi, ho incontrato Fabregas a Coverciano per la consegna della panchina d’oro e gli ho fatto i complimenti. Rivedo la stessa filosofia del mio Empoli: andare avanti, giocare, proporre, non avere paura di nessuno, cercare di affrontare tutti con la stessa filosofia“. Di recente sono arrivate diverse sconfitte nel finale contro grandi squadre, ma “già averle messe in difficoltà per 60’-70’ è un bel risultato” secondo Andreazzoli, che smentisce l’idea secondo cui questo tipo di calcio sia dispendioso: “Balle. Anzi, i giocatori si divertono, in allenamento e in partita, e danno di più. Ai giocatori piace lavorare così. Ma devono crederci. Come a Como. Quando vedo sei-sette giocatori in fase offensiva, significa che la squadra ti segue. Non servono giocatori particolari. Serve che ti seguano, ci credano. Capiscano che giocare così significa avere in mano il pallino del gioco, e non mettere tutti dietro e sperare che ti salvi la provvidenza. Preferisco segnare molto e rischiare di prenderne qualcuno in più. In Italia il calcio non è ancora pronto per questa mentalità. Perché poi magari ci sono i direttori che guardano al proprio orticello, pensano al risultato e basta. Sono contento che Fabregas abbia alle spalle una società che crede in quello che fa. Un bel vantaggio“.
Una dichiarazione sorprendente arriva però sulla ripartenza dal basso, attenzione: “Ci ho creduto subito e in quel momento era un vantaggio, avevi in mano il gioco. Adesso è così ripetitiva che può diventare una trappola“.

