Il dottore giramondo. Noi ricordiamo Federico Barba soprattutto per la promozione del 2024 in Serie A, ma nel suo bagaglio ci sono tante esperienze in diverse nazioni, oltre a due lauree e un master. Prima di intraprendere una nuova avventura da direttore sportivo, il difensore 32enne ha deciso di volare fino all’Indonesia giocando per il Persib.
“Uno non sa mai cosa gli può capitare. Le vie del mercato sono infinite e imprevedibili“, ha spiegato alla Gazzetta dello Sport. “Gli indonesiani sono appassionatissimi di calcio, non solo del campionato locale, ma anche della Serie A: seguono quasi tutti Milan e Inter. La vita stessa è un viaggio: un grande percorso in cui decidiamo ogni volta se salire oppure no sui treni che passano“: detta da lui, che ha giocato in Italia ma anche in Svizzera, Germania e Spagna, la cosa ha un valore.
“Ho passato l’infanzia a sognare Cannavaro e l’adolescenza ad ascoltare i consigli di Juan (nella Primavera della Roma, ndr): poteva andarmi peggio“, racconta Barba. “Maurizio Sarri a Empoli mi ha cambiato la carriera: ho imparato più da lui che da Fabregas e Inzaghi, anche perché ero più giovane. Gli osservatori dello Stoccarda vennero in Italia per prendere Acerbi, ma costava troppo e scelsero me. Dopo un Barcellona-Valladolid, Messi fu gentilissimo e disponibile nel darmi la sua maglia. Mentre col Benevento riuscimmo pure a vincere contro la Juve di CR7“.
E sul Como: “Fabregas comunica da fuoriclasse e anche grazie a questo stile porterà il Como in Europa nel giro di poco. E poi sul campo è strepitoso: ha capito subito l’anima italiana e come si sta evolvendo il calcio. Non rinuncia mai alle sue idee, al massimo le adatta all’avversario. Rimpianti per non essere rimasto? No, fa tutto parte del viaggio”.

