Da portiere di riserva dell’Anversa a titolare inamovibile in un Como ai vertici della Serie A e che fa parlare di sé tutto il mondo. Come cambiano in fretta le cose nel calcio. E come sono cambiate in fretta per Jean Butez!
Intervistato dal sito goalkeeper.com, il n°1 lariano ha parlato a lungo di sé e del momento della squadra: “Stiamo andando veloce, ma abbiamo le qualità per fare ancora meglio. Ora abbiamo degli obiettivi e stiamo lavorando per raggiungerli. E poi i tifosi sono fantastici, ci stanno spingendo. Mi piacerebbe giocare di nuovo in Europa e godermi quell’atmosfera folle che si respira in giro per il continente“.
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Il suo è un ruolo-chiave: “Il portiere è molto importante per Fabregas. Se sei sicuro, calmo e pronto a gestire la pressione con la palla, troverai il modo di sfuggire alla pressione. Alleniamo molte opzioni diverse durante la settimana e ora siamo sicuri di come gestire diversi aspetti della pressione. Circa due giorni prima della partita, ogni portiere riceve i video di ogni attaccante per vedere quali sono i loro punti di forza, cosa fanno di più sotto porta e sui rigori, come pressano il portiere. I dati sono importanti. Al Como mi hanno messo in porta in Serie A, dove non ho mai giocato, e sapevano che avrebbe funzionato. Mi piace prepararmi in tandem con il mio mental coach. Sono un portiere diviso in due mentalità, quella offensiva e quella difensiva“, rivela Butez.
Un pensiero a Reina, esperto collega che l’anno scorso gli ha fatto da secondo: “Per me, una delle cose più importanti è imparare da chi ha alle spalle grandi carriere e grandi partite, come Pepe. È stato fantastico parlare e allenarsi con lui a 42 anni. Aveva ancora questa voglia di giocare, di vincere. È stato incredibile vederlo“.
Il guardapali racconta anche qualcosa di sé: “Il mio primo ricordo da portiere sono i rigori. Quando eravamo giovani nel mio paesino abbiamo vinto un torneo in finale, ai calci di rigore. Ho questa foto a casa con il mio cappello e poi questi guanti – erano troppo grandi per me – ma ricordo di essermi sentito un po’ un eroe. I miei inizi sono stati simili a quelli di Neuer: ho iniziato come calciatore. Al Lille avevo fatto sia il provino da portiere che quello da calciatore, poi non ho più cambiato posizione“. Si è ispirato a ter Stegen, a de Gea, a Ederson e a Neuer. E non ha faticato ad adattarsi all’Italia, un po’ perché “francese e italiano sono piuttosto simili“, un po’ grazie al mental coach.



