Calcagno (AIC): “Milan-Como in Australia? Troppe partite e pochi benefici”

Il presidente dell'AIC critica l’attuale modello calcistico: troppi impegni, scarso coinvolgimento dei calciatori e ricchezza spostata fuori dai campionati nazionali.

Il calcio globale continua a espandersi, ma non senza suscitare preoccupazioni. La recente decisione di disputare Milan-Como a Perth, in Australia, ha riacceso il dibattito sul sovraccarico del calendario calcistico. Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), ha espresso i propri timori in un’intervista a Tuttosport, mettendo in discussione l’equilibrio tra spettacolarità e sostenibilità dell’attuale sistema.

“Non è la singola partita il problema”, ha dichiarato, “quanto il modello che si sta costruendo attorno”, evidenziando come l’accumulo di impegni rischi di danneggiare la qualità del gioco e l’interesse dei tifosi. “Giocando troppo, lo spettacolo peggiora e perdiamo i due pilastri fondamentali del nostro mondo”, ha aggiunto, riferendosi all’equilibrio tra giocatori e pubblico.

Il riferimento va anche ai compensi milionari dei calciatori, che secondo Calcagno “non giustificano il superamento di certi limiti fisici e organizzativi”. Pur riconoscendo che gli stipendi elevati siano il frutto di una grande capacità di generare ricchezza, il presidente AIC ritiene che ciò non debba tradursi in un uso indiscriminato degli atleti.

La frattura tra le istituzioni e i rappresentanti dei calciatori appare sempre più netta. Calcagno ha parlato di un dialogo inesistente con la FIFA, sottolineando come non ci sia mai stata la reale volontà di coinvolgere i giocatori nelle decisioni cruciali, soprattutto in vista delle nuove competizioni internazionali, come il nuovo Mondiale per Club andato in scena a Giugno e Luglio scorso.

“Si stanno creando tornei che sottraggono risorse ai campionati nazionali”, ha osservato, “e senza un meccanismo di redistribuzione, l’intero sistema rischia di diventare insostenibile”. Il nodo economico, secondo l’AIC, va affrontato urgentemente, così come quello delle riforme strutturali.

Tra le ipotesi discusse, torna quella di una Serie A ridotta a 18 squadre, ma Calcagno sottolinea che ogni cambiamento deve avvenire in un contesto internazionale condiviso. Le riforme isolate, sostiene, avrebbero scarso impatto in un sistema così interconnesso.

Il presidente dell’AIC ha poi allargato il discorso alla crisi delle serie minori italiane. “Serve una strategia per rivitalizzare la Serie B e la Serie C”, ha affermato, evidenziando come oggi non sembri più conveniente investire nei talenti italiani. L’adozione di vincoli per favorire i giocatori locali sarebbe giuridicamente inattuabile, ma Calcagno guarda al modello spagnolo come fonte d’ispirazione.

“Abbiamo proposto al ministro Abodi sgravi fiscali per chi impiega giovani cresciuti nel proprio vivaio”, ha ricordato, sottolineando che la battaglia contro il Decreto Crescita – ritenuto svantaggioso per i calciatori italiani – è stata persa, ma che resta viva l’intenzione di promuovere un cambiamento sostenibile per il calcio tricolore.

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