Caso Borgonovo, cresce la tensione tra famiglia e tifosi del Como

La vedova dell’ex attaccante contesta l’uso del nome nelle iniziative dei Pesi Massimi affermando di non essere mai stata invitata al torneo in memoria del marito. i tifosi smentiscono: siamo al muro contro muro

La controversia attorno all’utilizzo del nome di Stefano Borgonovo, già attaccante del Como e simbolo di coraggio nella lotta contro la SLA, si è riaccesa nelle ultime ore, generando un clima di incertezza e stupore tra tifosi ed ex giocatori. La famiglia dell’ex calciatore, attraverso un comunicato diffuso dall’agenzia Ansa (LEGGI QUI), ha espresso profondo dispiacere per la decisione di diffidare i sostenitori lariani dall’impiegare il suo nome in eventi e iniziative a carattere sportivo spiegando però come le recenti iniziative non rispecchierebbero né la figura di Stefano né quella di chi gli è stato vicino.

Il passaggio più evidenziato dalle dichiarazioni riguarda la serata organizzata dai Pesi Massimi, gruppo storico del tifo comasco, che da anni propone un evento dedicato alla memoria di Borgonovo. La vedova ha sottolineato come, pur essendo regolarmente invitati calciatori del Como 1907 e rappresentanti della società, la famiglia non sia mai stata coinvolta ufficialmente.

Un’accusa che ha sorpreso gli organizzatori, i quali avevano affermato più volte di aver invitato la famiglia almeno nelle prime tre edizioni della manifestazione.

La giornata di ieri, che in un primo momento sembrava poter aprire uno spiraglio al dialogo, si è invece conclusa con un irrigidimento delle posizioni, come riportato dai colleghi de La Provincia. Il legale dei Pesi Massimi, Mattia Bianchi, aveva inviato tra martedì e mercoledì un segnale di apertura, proponendo la possibilità di un incontro chiarificatore. La risposta, però, non è arrivata, o se è giunta non è stata ritenuta sufficiente dalla controparte. Il nodo principale da sciogliere resta la necessità di dimostrare che le iniziative dedicate a Borgonovo non avessero alcun fine di lucro, punto fondamentale per evitare ulteriori incomprensioni.

Il comunicato della famiglia ha sollevato diversi interrogativi, perché non chiarisce nel dettaglio quali siano le motivazioni che hanno portato alla diffida, a parte il riferimento alla mancata partecipazione della famiglia agli eventi commemorativi. Questo ha lasciato spazio a dubbi, alimentati anche dal fatto che le versioni delle parti in causa non coincidono. Alcuni ex giocatori del Como, come Enrico Todesco ed Ezio Cavagnetto, hanno espresso incredulità per la piega presa dalla vicenda, limitandosi a osservare che forse ci sono elementi non noti al pubblico.

Sul fronte societario, la risposta è stata un prevedibile «no comment». La dirigenza del Como 1907 ha scelto la strada del silenzio, evitando di aggiungere ulteriori elementi di tensione a una discussione già complessa. Nel contesto della vicenda, torna alla memoria anche un’iniziativa commerciale di qualche tempo fa: una linea di scarpe Adidas con l’immagine di Stefano Borgonovo e di Gigi Meroni (LEGGI QUI). I colleghi de La Provincia lanciano quindi un interrogativo: può questo episodio aver contribuito a far emergere nuovamente la questione relativa all’uso del nome dell’ex calciatore e alla necessità, da parte della famiglia, di tutelarne l’immagine?

In precedenza, un altro veto sull’utilizzo del nome sarebbe stato espresso in relazione a un torneo, indizio che la sensibilità attorno a questo tema non è recente. La diatriba, nella sua complessità, lascia l’amaro in bocca a quanti considerano Borgonovo un esempio di dignità e coraggio, oltre che un grande professionista. Un Uomo la cui storia sportiva e umana, siamo convinti anche mentre scriviamo questo articolo, meriterebbe un ricordo condiviso e privo di conflitti.

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