“Sono stanco dei complimenti, non fatemeli più, io voglio vincere“. CosƬ parlò Cesc Fabregas dopo la sconfitta contro il Milan. Ragionamento che ci trova perfettamente d’accordo, in quanto nello sport i risultati sono la stella polare. Poi, certo, le prestazioni sono importanti e a Como si sta cercando di costruire qualcosa a lungo termine. Ma non si può trascurare ciò che davvero conta.
E allora un paio di settimane dopo, a margine della sconfitta contro l’Atalanta, i colleghi di DAZN non gli hanno fatto i complimenti. Anzi, gli hanno fatto notare che ok la prestazione, ma per aumentare il bottino di punti la squadra deve fare un salto mentale. E Cesc come ha risposto? Facendosi i complimenti da solo, in un certo senso. “Vi ricordo che siamo il Como, una neopromossa, abbiamo messo in difficoltĆ una grande squadra, serve tempo per migliorare”, eccetera eccetera. E allora non si capisce bene: la contraddizione tra le due dichiarazioni appare piuttosto evidente.
Qualcuno potrebbe pensare che sia solo dialettica. E forse è vero, o forse no. Anche vedendo la squadra in campo, a volte la sensazione è che il nostro tecnico sia ancora indeciso tra cinismo e bellezza. Lo si vede anche nella gestione dei secondi tempi e delle sostituzioni, quando spesso dalla panchina si esita a cambiare il proprio piano gara anche nei momenti in cui il risultatismo lo richiederebbe. Ma magari è normale: parliamo di un allenatore agli inizi della sua carriera e quindi ancora ondeggiante tra la voglia di seguire il proprio credo e la necessità di adattarsi a ciò che accade. Ed è anche possibile che questo aspetto contagi un pochino anche la squadra, già inesperta di suo. Lavori in corso, insomma.

