Cristian Boscolo, cresciuto calcisticamente nel Como fino a collezionare 107 presenze tra i professionisti con 1 gol a suo attivo, ha raccontato la sua storia ai colleghi de La Provincia, rispondendo alle domande di Nicola Nenci.
Oggi Boscolo, dopo le esperienze nel Settore Giovanile lariano, guida la formazione Primavera 2 del Renate, ma continua a vivere stabilmente nella città lariana.
«Arrivai al Como dopo che Massola vide una mia gara con il Padova: alla fine riuscì a convincere la mia famiglia e così arrivai a Como» – ricorda Boscolo che ammette che i primi tempi non furono facili – «Dormivamo nel college del Crocifisso, in camerata unica… Quando spegnevo la luce, un magone. Avevo 13 anni eh»
L’addio al Como e la nuova avventura
Sul distacco dal club dei fratelli Hartono, Boscolo non nasconde le emozioni: «Con il Como mi sono lasciato benissimo. Hanno capito che cercavo un upgrade». Una scelta, la sua, maturata mentre la società comasca proseguiva la trasformazione voluta da Fabregas.
Boscolo riconosce i progressi del club nel vivaio: «Stanno facendo un lavoro mostruoso… Hanno cominciato con la Primavera e ora stanno trasferendo quei concetti all’Under 17. La filosofia dovrà comprendere tutte le squadre». Un’impostazione che, pur moderna, gli ricorda alcune dinamiche dei suoi anni di crescita: «In modo uguale, ma diverso».
Il parallelo tra passato e presente
Boscolo traccia un confronto tra il settore giovanile di allora e quello di oggi: «Allora si viveva quasi come in caserma… Il settore giovanile ti forgiava, ti faceva diventare uomo… In questo eri “Il Como“». Oggi il metodo è diverso ma ugualmente identitario: «C’è un marchio di fabbrica ancora… si lavora più su un imprinting tattico e filosofico».
L’ex centrocampista sottolinea quanto quell’esperienza abbia segnato la sua vita: «Mi hanno insegnato tutto. Da bambino a ragazzo a uomo. Como è casa mia… e sono ancora qui». Ricorda bene le figure formative del suo percorso: «Favini era il buon papà, Tosetti e Massola gli uomini duri, Rustignoli il mediatore…».
I primi giorni e il debutto
Il momento dell’arrivo è inciso nella memoria: «Era Como-Sampdoria, semifinale di Coppa Italia 1986… Feci gol alla prima amichevole».
Il debutto fra i grandi arriva nel 1990, a Casale: «Allenatore Bersellini, uno molto ruvido… Centi mi disse di stare io centrale. Che uomo».
Da Frosio a Tardelli: la crescita
Gradualmente Boscolo conquista spazio: «Piano piano avevo più spazio, finché diventai titolare l’anno della promozione in B con Tardelli. Il mio ricordo più bello». Indimenticabile l’esordio nel tempio del calcio: «A San Siro rimasi senza fiato… Fu la partita della papera di Fadoni finita nella sigla della Gialappa’s».
L’annata della promozione e il paragone con Fabregas
«Ricordo che l’anno della promozione eravamo spensierati, incoscienti…». Poi ecco un paragone tra Tardelli e Fàbregas: «L’effetto emozione e ammirazione è uguale… Fabregas è uno davvero speciale». E rivela il suo segreto: «Prepara i giocatori a capire da soli quando fare possesso e quando aggredire in verticale».
Gli episodi simbolo e le amicizie
Nei ricordi condivisi con il collega Nenci travano spazio “la battaglia” di Mantova: «Corremmo per 100 minuti… avevamo una bella dose di culo eh». Alla finale: «Arrivammo in ritardo alla riunione perché stavamo chiudendo la partita di scala quaranta… Era la nostra forza: la leggerezza». Il ricordo poi si sposta sul lavoro di Onesti e gli amici di allora: «Onesti un soldato… Faceva vomitare dalla fatica. Ero amico del povero Fortunato… Collauto uno dei miei migliori amici. Sono sempre stato uno ligio al dovere… al massimo un viaggio in scooter per andare a ballare. Mirabelli era “zio”, Catelli mio fratello…».
Il ritorno da allenatore e il bilancio finale
«Mi chiamò Centi… Poi diventai vice di Festa in B». Dopo una nuova pausa, rientra per lavorare con il vivaio fino all’estate scorsa. Alla domanda di Nenci su cosa gli sia mancato per fare ancora più strada, Boscolo risponde con lucidità e orgoglio: «Dieci centimetri di altezza e qualche gol. Ma sono orgoglioso delle mie oltre 400 presenze in C».

