Per molte squadre la Coppa Italia è un obiettivo secondario, se non peggio. Le grandi pensano allo scudetto e alle manifestazioni europee, e puntano alla “coppetta” solo quando si arriva alle ultime partite e, magari, i traguardi più prestigiosi sono già sfumati. Le piccole invece pensano alla salvezza e ritengono di non potersi permettere impegni supplementari.
Il Como si colloca nella zona di mezzo. E’ improbabile che possa vincere il campionato ed è altrettanto improbabile che possa rischiare la retrocessione. Così, mentre la squadra di Fabregas proverà ad agganciare il treno europeo, potrebbe anche sognare concretamente di alzare la Coppa Italia. Del resto sulla partita secca può giocarsela con tutti. E la rosa è sufficientemente ampia per gestire qualche impegno infrasettimanale. Al riguardo, nella prima conferenza stampa della stagione l’allenatore catalano ha detto: “Puntiamo ad arrivare in fondo”.
E ci sta. Basta rispettare il pronostico nei primi due turni e si è già agli ottavi. Da qui basterebbe imbroccare tre partite (la prima a Firenze, dove abbiamo già vinto l’anno scorso. Le altre due probabilmente fuori casa e contro pronostico) per ritrovarsi in finale. Intanto pensiamo a superare il Sudtirol, il primo passo di un cammino che potrebbe riscrivere la storia del club. Ricordiamo che il miglior risultato mai raggiunto dal Como in Coppa Italia è la semifinale del 1986, persa a tavolino contro la Sampdoria. E proprio coi blucerchiati l’anno scorso uscimmo al primo turno.


