Como tra luci e ombre: qualità, punti e occasioni perse

Dopo cinque giornate i lariani restano in alta classifica, ma i pareggi con Genoa e Cremonese lasciano qualche rimpianto. Crescita evidente, ma da completare.

Un punto in meno della Cremonese, ma anche di Inter e Atalanta. La classifica del Como, dopo cinque giornate di campionato, continua a raccontare di un avvio più che positivo per i ragazzi guidati da Cesc Fàbregas. Ma se da un lato si può sorridere guardando il posizionamento tra le prime della classe, dall’altro emergono anche i primi motivi di riflessione su ciò che si sarebbe potuto raccogliere di più, soprattutto nelle ultime due gare casalinghe. Aprono così oggi il loro approfondimento i colleghi de La Provincia sul cammino in queste prime giornate di Serie A della formazione lariana.

I pareggi interni con Genoa e Cremonese hanno lasciato sul campo almeno quattro punti che, per quanto non semplicissimi da ottenere, restano un rimpianto. È vero, entrambe le squadre avversarie si sono guadagnate sul campo il pareggio, soprattutto i grigiorossi, che nell’ultima gara sono riusciti a imporre il proprio gioco per lunghi tratti della ripresa. Anche lo stesso Fàbregas ha riconosciuto la prestazione sottotono dei suoi nel secondo tempo, evitando qualsiasi polemica arbitrale e sottolineando come il Como avesse ancora mezza ripresa per provare a riprendere il controllo del match.

Contro il Genoa, invece, qualche recriminazione in più è comprensibile, soprattutto per la beffa arrivata nel finale. Ma le partite si decidono anche negli ultimi minuti, e lo sa bene lo stesso Como, che a Firenze ha ottenuto una vittoria preziosa oltre il 90’, dopo un secondo tempo di grande intensità. In un calcio in cui il recupero si allunga e le partite durano almeno cinque minuti in più, le reti nel finale non sono più casuali, ma diventano spesso frutto di dinamiche tattiche ben precise.

Il bilancio complessivo del Como resta comunque positivo. I punti in classifica rispecchiano, in buona parte, quanto meritato sul campo. Si è vista una squadra capace di brillare contro avversari che concedono spazi, mettendo in mostra il talento individuale e collettivo di un organico di alto livello. Non è un caso che, anche nella passata stagione, i lariani abbiano fornito le prestazioni migliori contro le squadre di vertice.

Il salto di qualità, ora, passa dalla capacità di imporsi anche contro avversari meno inclini a giocare a viso aperto. Quando il ritmo cala e la gara si fa più nervosa, il Como sembra faticare a mantenere lucidità e intensità, come accaduto nella sfida con la Cremonese. Le difficoltà non riguardano solo la costruzione del gioco, ma anche la gestione dei momenti chiave, con la squadra che non sempre riesce a chiudere i match o a reagire con determinazione alle difficoltà.

Un altro tema è quello della profondità della rosa. Fàbregas ha a disposizione due squadre quasi intercambiabili, e questo rappresenta certamente un vantaggio, ma anche una sfida in termini di equilibrio e continuità. I cambi frequenti, pur gestiti con intelligenza, richiedono tempo per trovare la giusta chimica, e in alcune partite, come quelle recenti, questo aspetto può aver inciso sul rendimento complessivo.

Il Como, che a tratti ha mostrato il calcio più piacevole del campionato, ha ancora margini di miglioramento. L’organico c’è, la qualità pure, ma serve un salto nella maturità gestionale, sia in campo che fuori. La base, però, resta solida: il progetto è ambizioso, e le premesse, dopo cinque giornate, continuano a essere confortanti.

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