Per i tifosi del Como, la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia rappresenta un’occasione unica, che potrebbe finalmente restituire loro un sogno infranto quasi quarant’anni fa.
La storia, ripercorsa anche dai colleghi de La Provincia, risale al 1986, quando un accendino lanciato dalla curva comasca durante la semifinale di ritorno contro la Sampdoria, all’epoca guidata da Eugenio Bersellini, costò al Como la sconfitta a tavolino e l’accesso alla finale, che la squadra di Rino Marchesi aveva ampiamente meritato. Se non fosse stato per quell’incidente, il Como avrebbe probabilmente disputato la finale contro la Roma.
Un cammino indimenticabile nel 1986
Quella semifinale persa a tavolino resta una delle pagine più dolorose e ricordate nella storia del club lariano. Ma il cammino verso quella semifinale fu straordinario. Dopo aver eliminato nei quarti il Verona, campione d’Italia in carica, il Como si apprestava a sfidare la Sampdoria in una doppia semifinale. Il primo incontro a Genova si era concluso in parità (1-1), con i gol di Salsano e Maccoppi. Per le regole di allora, il gol in trasferta valeva doppio, quindi il Como aveva tutte le carte in regola per passare in finale anche con un pareggio 0-0 al ritorno.
Il dramma del 1986 e il sogno infranto
Il ritorno al Sinigaglia si stava svolgendo secondo i piani, con il Como che stava tenendo in mano il sogno di una finale. Fino all’85’, quando un gol di Albiero aveva dato il vantaggio ai padroni di casa. Ma due minuti dopo il pareggio di Francis aveva riacceso le speranze della Sampdoria, e la partita si avviava ai supplementari. Al sesto minuto, il gol di Borgonovo sembrava aver riportato il Como in vantaggio, ma pochi istanti dopo accadde l’incidente che cambiò il destino della partita: Maccoppi commise fallo su Lorenzo in area, e l’arbitro Redini decretò un rigore che non verrà mai battuto. La curva comasca lanciò oggetti in campo, tra cui un accendino che colpì l’arbitro, costringendolo a interrompere la partita e a ritirarsi negli spogliatoi. Quello che sembrava essere un errore maldestro divenne un dramma storico per i tifosi del Como, che assistettero alla perdita della qualificazione per un evento fuori dal campo.
Un’occasione di riscatto
Oggi, a distanza di quarant’anni, il Como ha finalmente l’opportunità di “raccogliere l’accendino” che un tempo gli era stato tolto, con la possibilità di giocarsi la finale di Coppa Italia contro l’Inter. Seppur in un contesto diverso, con una squadra più giovane e un percorso più lineare, la squadra di Césc Fàbregas ha raggiunto una semifinale storica, che riporta i tifosi a rivivere emozioni forti. Nessun giocatore dell’attuale Como era nato nel 1986, eppure l’impresa ha il sapore di una rivincita che, dopo tanti anni, può finalmente essere colta.


