L’editoriale di Paolo Condò sul Corriere della Sera stamattina è tutto incentrato sul Como. Il giornalista, volto anche di Sky, ha paragonato il progetto biancoblu a quello della Sampdoria di Mantovani che vinse lo scudetto.
Il flash è stato potente e dolcissimo quando Nico Paz e Assane Diao si sono abbracciati a fine partita esultando insieme ed erano l’immagine di una felicità fresca e talentuosa. Ho rivisto la stessa scena di quarant’anni prima e le facce erano quelle di Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Sì, ci sono molti punti di contatto fra questo Como dei fratelli indonesiani Hartono e la Sampdoria degli anni 80 90 di Paolo Mantovani.
L’ambizione di costruire una grande squadra fuori dalle metropoli, per esempio. Genova ovviamente è più grande di Como. Ma la storia della Samp dell’epoca non era molto più gloriosa di quella attuale dei comaschi. Poi ci sono i mezzi messi a disposizione da una proprietà che a Genova fu essenzialmente un mecenate, mentre a Como esiste un piano di sviluppo legato al turismo.
Da quando George Clooney ha acquistato la famosa villa di Laglio, accelerando la diffusione internazionale del brand Lago di Como, le visite sono cresciute di circa quattro volte. Ora il bacino di potenziali tifosi va decisamente oltre gli 80.000 residenti in città. E infatti (…) Suwarso sta lavorando con il Comune per ristrutturare il vecchio stadio.
Infine, ed è il dato calcisticamente più entusiasmante, se Mantovani all’epoca acquistò quasi tutti i migliori giovani italiani, (…) il Como sta scandagliando i giovani di gran qualità del mercato internazionale. Paz e Diao sono i più evidenti, anche perché giocano davanti, ma dal terzino Alex Valle, a (…) Maximo Perrone, la classe abbonda un po’ ovunque.
È vero che molti di questi ragazzi sono prestiti di grandi club, ma il Como fa sapere in giro di essere pronto a pagare cash la remissione dei diritti di riacquisto. Per esempio quelli del Real Madrid su Nico Paz.
Al di là del punto d’arrivo, per ora imparagonabile, visto che con la Sampdoria vinse lo scudetto, la Coppa delle Coppe e perse la finale di Champions ai supplementari, la grande differenza fra i due progetti è la loro guida tecnica. (…) Mantovani trovò la quadratura del cerchio mettendo in panchina Vujadin Boškov, una vecchia volpe dalle conoscenze e dal carattere ideali per amministrare un gruppo di futuri campioni. Per crescerli, educarli, amalgamarsi, esaltarli.
Il Como, invece ha chiesto le stesse cose a Fabregas, un allenatore debuttante di 37 anni, preceduto però da una splendida carriera da giocatore e dall’aura di essere stato un uomo chiave in campo per tecnici come Guardiola, Wenger, lo stesso Conte battuto ieri col Napoli in campo.
Una prestazione eccellente. Anche Fabregas ha molto talento. E il progetto Como che lo sostiene gli ha permesso fin qui di restare fedele alle proprie convinzioni, imparando a utilizzarle a costo degli errori naturali di chi ha appena cominciato. Una neopromossa capace di battere Napoli, Atalanta, Fiorentina e Roma, non si vedeva da tempo, ma l’idea complessiva alla base del Como fa sospettare che questo sia solo l’inizio”.



State Bbboniii