Derby senza voce: settore ospiti vuoto per Atalanta-Como

A Bergamo niente tifosi del Como per decisione dell’Osservatorio: il divieto di trasferta punisce anche chi non ha colpe

Un anno fa lo stadio era un’esplosione di cori, bandiere e rivalità accesa. Stavolta, invece, solo silenzio e seggiolini vuoti. Alla sfida tra Atalanta e Como, andata in scena ieri sera a Bergamo, è mancata una delle componenti essenziali di ogni grande partita: il tifo ospite.

A differenza dell’incontro della scorsa stagione, che aveva segnato il ritorno di un derby atteso da vent’anni, quest’anno il settore riservato ai tifosi del Como è rimasto completamente chiuso, in seguito a un provvedimento restrittivo emesso dopo gli scontri avvenuti lo scorso 31 gennaio in un’area di servizio tra le due tifoserie.

Come ricordano i colleghi de La Provincia nel loro approfondimento odierno il divieto di trasferta, esteso anche alle prossime gare dell’Atalanta lontano dalla New Balance Arena, rientra nelle indicazioni fornite dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, che ha optato per misure drastiche a fronte di episodi violenti verificatisi ben lontano dagli spalti.

Un provvedimento che continua a far discutere, soprattutto per la sua applicazione generalizzata, che colpisce anche tifosi che nulla hanno a che fare con i disordini. Famiglie, bambini, abbonati storici: tutti costretti a rinunciare alla trasferta e a spiegare l’assurdità della situazione ai più piccoli. Il principio di punire l’intera comunità per colpa di pochi è considerato da molti come profondamente ingiusto, soprattutto in un contesto in cui gli stadi sono ormai ampiamente monitorati e protetti da sistemi di sicurezza avanzati.

Il clima che si è venuto a creare è di sospetto e paura, tanto da dissuadere anche semplici spettatori – dirigenti, professionisti o amici invitati in tribuna – dal partecipare a una gara in trasferta, temendo di essere coinvolti in provvedimenti disciplinari.

La questione solleva interrogativi profondi sulla gestione dell’ordine pubblico legato agli eventi sportivi, e riaccende il dibattito su quanto sia efficace e proporzionato vietare in blocco l’accesso agli ospiti. Non è più solo una questione calcistica: la restrizione delle trasferte viene vissuta come un attacco alla libertà di movimento e alla passione sportiva.

Nel frattempo, il sospetto che dietro questi provvedimenti si celi una volontà più ampia di limitare le presenze dei tifosi in trasferta si fa strada in più ambienti. Non è un caso che anche nel mondo del basket, come ricordano ancora i colleghi de La Provincia oggi in edicola, alcune tifoserie abbiano reagito avviando uno sciopero delle trasferte, stanche di divieti generalizzati e ritenuti ingiustificati.

Il problema della violenza legata al tifo non è nuovo, ma il suo contrasto non può passare da misure che annullano indiscriminatamente la partecipazione dei sostenitori. Per molti, la soluzione non è impedire le trasferte, ma investire in prevenzione, controllo e dialogo, evitando che la passione sportiva venga trasformata in un problema di ordine pubblico irrisolvibile.

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5 mesi fa

Già… punisce sempre chi non c’era!!!

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5 mesi fa

Paradossalmente certe “manifestazioni” senza regole che si tengono spesso di venerdì dove disordine e distruzione sono tollerate e prive di provvedimenti.
Ma il male del calcio sono i tifosi…

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5 mesi fa

Scontri del 31 gennaio?

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