Oggi abbiamo VDB (Van der Brempt), ma una decina d’anni fa avevamo DDQ. Con la n°10 sulle spalle, Davide Di Quinzio ha infiammato il Sinigaglia in una stagione complicata, quella 2016/2017, con una società fallita a inizio campionato che è riuscita a portare a termine la Serie C – qualificandosi anche ai playoff – prima di precipitare in D grazie alla sparizione della Essien. Vicende che hanno portato la tifoseria a stringersi attorno a quella squadra e al suo leader tecnico, autore di ben 6 gol e 8 assist.
Ma Di Quinzio ha legato il suo nome anche al Pisa, quasi 100 presenze in nerazzurro fino alla B. Ed è bello sentirlo oggi, alla vigilia dello scontro diretto tra le due squadre. Ora ha 36 anni e gioca dalle nostre parti, alla Caronnese, società che ringraziamo della disponibilità. Ecco i contenuti della chiacchierata che Davide ci ha concesso in esclusiva!
Come stai e cosa ci dici della tua attuale stagione? Negli ultimi anni hai un po’ arretrato la tua posizione. E recentemente sei stato anche fermo un anno. Raccontaci un po’.
“Sì dai. A inizio novembre ho cambiato squadra, lasciando Pavia dove c’è un po’ di confusione e passando alla Caronnese. Va bene perché sono vicino a casa ed è importante visto che sto aspettando il terzo figlio. Sono rimasto fermo un anno perché mi sono dovuto operare al piede, poi sono rimasto a Pisa da fuori rosa, l’anno scorso ho trovato il Pavia, abbiamo vinto il campionato di Eccellenza, poi è andata com’è andata e non rimpiango nulla. Adesso a Caronno sono tornato trequartista dopo tanti anni da mezzala“.
Stai già pensando al tuo futuro dopo il ritiro?
“Vorrei fare il corso da allenatore a Coverciano l’estate prossima, però vorrei anche giocare un altro paio d’anni finché sto bene e mi diverto“.
Domani si affrontano il Pisa, società che ti ha permesso di arrivare fino alla B e dove hai giocato di più, e il Como, dove forse si è vista la miglior versione di te. Come la vedi?
“Seguo entrambe ovviamente. Pisa per me è casa, ho tanti amici e torno spesso, una società che mi ha dato tantissimo. Sono felice di aver dato tanto e ricevuto tanto. A Como, come hai detto tu, è stato l’anno dove ho fatto meglio. Una grande annata nonostante le difficoltà che tutti sappiamo. Dispiace com’è andata perché eravamo un bel gruppo, si poteva fare qualcosa di importante, però adesso il Como è in Serie A e ne sono felice“.
Ritorniamo un attimo alla tua stagione a Como. Montagne russe e una squadra che ha appassionato i tifosi, forse anche per quello che c’era dietro. Che ricordi hai e, a distanza di anni, che spiegazioni ti sei dato sulla vicenda Essien?
“Nessuno sa cosa sia successo, ti dico la verità. Abbiamo fatto la festa allo stadio, in spogliatoio, a Orsenigo, sembrava qualcosa di importante e dopo neanche un mese è sparita. Non riesco a capire il motivo per il quale abbia acquistato la società per poi sparire dopo un mese. Non si sa. Non se lo meritava nessuno, né la squadra né la tifoseria. Però è stato un anno bello, squadra forte, gruppo spettacolare, si stava benissimo e meritavamo di più non avendo potuto fare mercato. Lo ricordo col cuore quell’anno”.
Nel tuo Como c’erano due elementi sulla cui carriera avrei messo la mano sul fuoco: Pessina e mister Gallo. Uno è diventato campione d’Europa. L’altro magari avrebbe potuto fare ancora di più, però quest’anno rischia di vincere il secondo campionato di C consecutivo. Che opinione ti è rimasta di loro?
“Matteo si vedeva benissimo che era un giocatore di altra categoria, ha fatto la carriera che doveva fare, una gran carriera e complimenti a lui. Il mister era un bravo allenatore e una brava persona, faceva stare bene il gruppo, l’ho sentito spesso anche in seguito. Prima o poi doveva venir fuori anche lui: l’anno scorso gran campionato all’Entella, quest’anno ha preso un Vicenza con cui nessuno riusciva a vincere ed è a +11 dalla seconda”.
Tu vestivi la maglia n°10. Oggi il Como gioca con un n°10 di altissimo livello come Nico Paz e con altri due mediani che potrebbero tranquillamente vestire la 10 per capacità tecniche. Quanto ti sarebbe piaciuto giocare in un centrocampo così? Ti è mai capitato?
“Eh, mi sarebbe piaciuto sicuramente! Mi è capitato qualche allenatore che prediligeva la tecnica, ma in Italia sono più quelli che vogliono almeno un mediano di sacrificio. La filosofia di Fabregas invece è diversa, vuole giocare a calcio e tenere il possesso, magari pecca su altri punti di vista ma è quello che vuole. E secondo me è la filosofia giusta. Bisogna fargli solo i complimenti”.

Ma secondo te quanto pesa la carriera da calciatore di Fabregas per la credibilità che riesce ad avere col gruppo? Se le stesse idee le portasse avanti un altro che non ha avuto il suo passato, farebbero ugualmente breccia nei giocatori?
“Beh, la carriera dell’allenatore un po’ pesa. Però se la stessa idea me la porta un ex difensore centrale e la applica nella maniera giusta, non cambia tanto. Di sicuro se Fabregas ha quelle idee è perché ha avuto quel passato, al Barcellona che giocava più o meno in quel modo. Del resto non tutti gli allenatori riescono a impostare un gioco come quello”.
In queste ore abbiamo lanciato un sondaggio su quale ruolo il Como dovrebbe puntellare sul mercato. Tu come “voti”?
“A me Morata è sempre piaciuto, non tanto come finalizzatore ma il lavoro che fa per la squadra. Però secondo me per fare il grande salto di qualità servirebbe una punta importante come poteva essere Morata e non è stato finora. Poi dovendo spesso giocare in contemporanea col Como non ho visto tutte le partite, però la penso così”.
Al Pisa invece ci sono due ex Como che tu conoscerai a fondo: Semper, che qui ha fatto bene, e Canestrelli, un po’ più in sordina ma che adesso sta giocando sempre. Cosa ci dici di loro?
“Con Simone sono stato anche in camera insieme, si vedeva che era molto forte. Un difensore che sa giocare anche coi piedi, ha fatto un po’ fatica il primo anno a Pisa, forse anche a Como, poi è uscito fuori, ha fatto benissimo e sta continuando a fare bene anche quest’anno in A. Chiaramente il Pisa deve lottare per salvarsi, però in quel contesto se la sta cavando. Anche Semper è veramente un ottimo portiere”.
Infine, un messaggio per i tifosi del Como?
“Gli voglio bene, ho passato un bellissimo anno e mi hanno voluto bene, gli auguro il meglio. Hanno una squadra molto forte e una proprietà fortissima, lo stadio è sempre pieno, gli auguro di arrivare in Europa: può riuscirci. E prima o poi riuscirò a venire a vedere una partita al Sinigaglia. Sì, devo tornare a vedere il Como!”
Photo credits: F. Diotti FKD

