Dionisi analizza il Como e loda Fabregas: “Giovani, idee e continuità. Mi piace la loro riaggressione brutale”

L’ex allenatore di Empoli, Sassuolo e Palermo racconta la sua visione del calcio e individua nel lavoro dei lariani qualità e solidità che partono dalla società

Avvistato due settimane fa in tribuna al Sinigaglia durante Como-Genoa, Alessio Dionisi ha commentato la crescita della squadra di Cesc Fabregas, soffermandosi su idee di gioco, gestione del gruppo e differenze tra attaccanti. In un’intervista concessa a La Provincia, l’allenatore ha messo in evidenza la forza del progetto lariano e ha tracciato parallelismi con le sue esperienze passate.

“Il Como è diverso dalle altre società italiane”, ha spiegato Dionisi. Riuscire a trattenere allenatore e giocatori di quel livello è un segnale importante. Garantire continuità permette a tutti di lavorare meglio. In campo si vedono linee di passaggio, idee chiare e qualità nei singoli”.

L’ex tecnico del Sassuolo ha notato alcune affinità con il suo primo anno in Emilia: “Il sistema è lo stesso, ma non amo i paragoni. Lo smarcamento del trequartista, come faceva Raspadori con me, è molto simile a quello che oggi interpreta Nico Paz, capace di abbassarsi a centrocampo e partecipare alle due fasi”.

Su Fabregas, Dionisi ha espresso parole di stima: “Ha intrapreso un percorso difficile. Passare dalla B alla A è uno scalino enorme. Fabregas è giovane, ma bravo: mi piace che arrivi al risultato senza snaturare la squadra”. Ricordando anche un confronto diretto: “Sono andato a vedere i suoi allenamenti quando il Como lottava per salire in Serie A. Si vedeva già qualcosa di non comune”.

Sul tema dei giovani, Dionisi ha sottolineato l’importanza della gestione psicologica: “Serve dare sicurezza, anche davanti all’errore. L’incoscienza dei ragazzi può diventare coraggio in campo. Se li metti in discussione dopo una brutta prestazione, raddoppi il danno”.

Dal punto di vista tattico, la sua attenzione è caduta sulla fase di non possesso: “Il Como tiene un baricentro alto. Mi colpisce la riaggressione brutale, con la punta che dà il segnale e i centrocampisti che seguono. Morata e Douvikas appena perdono palla rincorrono e non si lasciano superare, aiutando i mediani”.

Sull’attacco lariano, il confronto con le sue esperienze al Sassuolo è inevitabile: “Scamacca è una punta fisica, più finalizzatore, mentre Morata attacca meglio gli spazi. Raspadori poteva abbassarsi da trequartista, cosa che oggi fa Nico Paz. Douvikas, invece, apre varchi e lega il gioco, un profilo che a me piace molto”.

Dionisi ha poi ricordato i suoi inizi in panchina: “A Olginate avevo 34 anni, pensavo di allenare solo i giovani. Dopo sei partite arrivò l’esonero, ma quella esperienza mi ha formato. Da lì ho iniziato un percorso diverso, fatto di studio e crescita”.

Ripercorrendo le sue tappe, l’allenatore ha elencato le partite più significative della carriera: dal clamoroso 5-2 del Sassuolo a San Siro contro il Milan in Serie A, alle sfide decisive con Empoli e Venezia in Serie B, fino alle emozioni dei playoff di C con l’Imolese contro il Monza e al biennio straordinario con il Borgosesia in Serie D.

“Le emozioni sono uguali dalla D alla A”, ha concluso Dionisi. “Cambia lo status, ma dentro di me la passione resta la stessa”.

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