La prima intervista italiana di Noel Törnqvist è con CalcioComo.it! Abbiamo raggiunto il futuro portiere del Como mentre era ancora sul pullman insieme ai compagni, di ritorno da Goteborg, dopo la festa scudetto di ieri sera con il Mjällby (club che ringraziamo per la collaborazione). Una sorta di Leicester svedese – leggi QUI il nostro pezzo di ieri – la cui porta è stata difesa in maniera eccezionale da questo 23enne di talento, precettato da Ludi e Suwarso l’estate scorsa. Ha dovuto aspettare per vestirsi di biancoblu, ma lo farà con l’umore alle stelle, uno scudetto idealmente sul petto e la consapevolezza di aver mostrato gratitudine verso la squadra che l’ha lanciato. Ecco cosa ci ha detto.
Congratulazioni Noel! Raccontaci questa impresa tua e del tuo club
“Un grande viaggio per me durato sei anni. Non si poteva nemmeno sognare un successo del genere: ce l’abbiamo fatta anche se sembrava impossibile battere i club finanziariamente più forti. Siamo sulle nuvole. Quando sono arrivato qui, poche persone lavoravano nel club: lo sviluppo è stato impressionante. Sono davvero troppo felice di aver preso parte a questa storica impresa. Siamo orgogliosi di noi stessi e ci stiamo godendo ogni momento. Ieri abbiamo fatto una grande festa, naturalmente”.
E ci mancherebbe, dopo un campionato dominato. Cosa hai imparato da questi anni trascorsi in un piccolo club svedese?
“Che tutto è possibile se lavori sodo, rimani leale alla squadra e segui l’allenatore e il suo modo di giocare. Ci siamo dimostrati una grande famiglia, con ragazzi disposti a morire l’uno per l’altro. Sì, ho imparato questo: sognando in grande, si possono raggiungere grandi traguardi tutti insieme”.

Bello! E che tipo di portiere sei?
“Sicuramente sono uno che manifesta le sue emozioni: per una mia parata o per il tackle di un mio compagno posso esultare come se avessi vinto la Coppa del Mondo. Sono bravo specialmente nell’uno contro uno e sto acquisendo sempre più fiducia nello sviluppo della manovra coi piedi. Negli ultimi anni abbiamo impostato molto da dietro, è un bel modo di giocare e fortunatamente per me il Como gioca più o meno alla stessa maniera”.
Quanto è stato difficile rimandare il tuo arrivo in Italia? L’estate scorsa il Como cercava un portiere subito, però ha deciso di prenderti lo stesso e aspettarti…
“Naturalmente avrei voluto trasferirmi subito e fare il precampionato col Como. Era un sogno. Però devi avere rispetto per le esigenze del club in cui sei. E sono felice lo stesso perché ho raggiunto questo traguardo storico col Mjällby. Per questo club era più di un sogno e io ne ho fatto parte. Questo è un momento bellissimo per la mia carriera, e l’ho vissuto con la felicità di aver già firmato per un club importante come il Como. Arrivare in Italia da campione di Svezia è il top. Ovviamente sono felicissimo che il Como sia stato disposto ad aspettarmi, dandomi questa opportunità: è la dimostrazione che mi voleva davvero”.
Pensi che questi mesi di limbo ti possano aiutare psicologicamente a metabolizzare il trasferimento, così da arrivare qui più pronto e preparato?
“Lo spero. Di sicuro arriverò con tanta fiducia. In più ho iniziato a guardare le partite della squadra. A proposito, grande vittoria con la Juventus! Prestazione dominante”.
Grazie! Ma potresti anche arrivare prima di gennaio per iniziare ad allenarti?
“Sì, questo è il piano. Il campionato qui finirà il 9 novembre, poi più o meno 3 settimane di vacanza per staccare un po’ e a inizio o metà dicembre spero di essere in squadra per ambientarmi, conoscere tutti e il modo di giocare iniziando ad allenarmi. È un nuovo capitolo per me, farò del mio meglio. Non vedo l’ora di arrivare lì, incontrare tutti e cominciare”.
Hai sentito Fabregas dopo la vittoria del titolo?
“No, però il direttore sportivo mi ha scritto un messaggio facendomi i complimenti e dicendo che il Como è orgoglioso di me”

Conosci Dan Corneliusson? È uno dei giocatori più amati di sempre dai tifosi del Como. E anche lui prima di arrivare in Italia aveva vinto il campionato svedese
“Lo conosco eccome! Era un idolo di mio padre quando giocava al Goteborg. E so che è una grande leggenda del mio nuovo club. Cercherò di contattarlo presto per avere qualche consiglio sulla vita lì. Sì, voglio proprio scambiarci qualche parola”.
E se con la Nazionale svedese finissi per affrontare l’Italia ai playoff?
“Sarebbe carino da una parte, naturalmente. Dall’altra preferirei non affrontarla anche perché l’Italia è una di quelle nazionali che storicamente appartengono ai grandi tornei. Ovviamente se capiterà cercherò di battervi…”
Infine raccontaci questa cosa del caschetto, che porti sempre…
“Eh sì, lo porto da sette anni. Dopo un piccolissimo colpo, un graffietto senza problemi, mia mamma mi ha chiesto di portarlo per stare più tranquilla. Quando hai 16 anni e una mamma ti chiede qualcosa del genere, come fai a dirle di no? Oltretutto il mio idolo era Petr Cech, anche lui portava il caschetto e allora ho detto: perché no? Questa è la storia. Ormai è parte di me”.

