Fabregas: “L’andata col Cagliari mi ha fatto impazzire. Inter, e se avessimo perso?”

Il catalano prima della trasferta sarda: "Diao può giocare punta. Smolcic guadagna troppo poco. Anche le Primavera ti fanno almeno un tiro, l'Inter no"

Mister Cesc Fabregas è intervenuto in conferenza stampa a Mozzate, toccando vari temi. Queste le sue parole più significative.

CAGLIARI – “Molto importante, siamo in crescita e vogliamo continuare. Mi aspetto una partita simile rispetto all’andata, Pisacane sta facendo un ottimo lavoro portando nuove idee al campionato. Del rapporto coi giovani abbiamo parlato col mister. Speriamo di giocare con le nostre carte e portare tre punti a casa. Prepariamo la partita col calendario che ci hanno dato provando a vincere. Mi fido di tutti, tutti possono giocare o entrare. Abbiamo dimostrato di saper giocare partite vicine e sono fiducioso che lo faremo anche sabato. Anche Cagliari è un campo piccolo come il nostro. Rispetto all’andata dovremo fare gol e attaccare meglio, l’andata è stata la partita che mi ha più fatto riflettere anche perché precedeva una sosta, ma poi anche perché eravamo stati tanto superiori creando però troppo poco. Ed è stata una partita che ha cambiato la nostra stagione a livello offensivo. La partita successiva eravamo stati completamente diversi, su quel pareggio mi sono mangiato la testa come mai prima”.

PERCORSO – “Sabato sarà l’ultima di un percorso con partite ogni quattro giorni per due mesi, i ragazzi hanno fatto molto bene, l’unica sconfitta meritata è stata la Fiorentina. Bravi tutti per come hanno trovato energia, atteggiamento, forza e soluzioni per vincere tanto. Dobbiamo goderci il momento, siamo qua per merito nostro e ora è il momento di continuare. La cosa più importante è che siano tutti mentalizzati. Siamo entrati nella terza fase della stagione: la seconda è quella in cui vedi dove puoi arrivare, la terza è quella in cui acceleri e vai al massimo fino alla fine”.

INFORTUNATI – “Kempf sta bene, si è allenato oggi. Stanno tutti bene a parte Addai, ovviamente chi ha giocato martedì oggi non si è allenato. Ci sono giocatori che recuperano per giocare ogni tre giorni e c’è chi fa più fatica. Da Cunha può giocare ogni tre giorni tranquillamente, Sergi per esempio può trovare difficoltà”.

DIAO – “Può giocare insieme a Rodriguez, può anche fare la punta contro squadre che ci pressano più alto. Può giocare dall’inizio anche sabato, però massimo 60 minuti”.

INTER – “L’ultima partita è passata, non vorrei parlarne più, si chiude il capitolo perché manca tanto al ritorno. Non la vedo come un’occasione persa, l’avevamo preparata in una maniera, parlare dopo è facile, loro aspettavano che noi pressassimo per poi prenderci alle spalle. Abbiamo giocato contro l’Inter una semifinale di coppa dopo 40 anni, abbiamo avuto tre occasioni, loro non sono mai arrivati in porta. Mi piacerebbe sapere quante volte negli ultimi 10 anni l’Inter ha fatto 0,07 di xG. Mi dispiace di non aver vinto? Sì, ma se gli ultimi minuti noi andiamo a testa bassa e loro ci fanno lo 0-1 non dormo per una settimana. Non siamo stati bravi a fare il gol, è vero, ma non è questione di atteggiamento o tattica, più che altro di qualità. Qualsiasi squadra ti fa uno o due tiri, anche la Primavera, l’Inter no. Avremmo meritato di vincerla 1-0, ma se avessimo perso 0-1 mi sarebbe dispiaciuto di più. E poi andremo a Milano a giocarcela. Non c’è niente di impossibile nella vita”.

L’OCCASIONE DI VALLE – “Entrava con molta velocità, sa che la postura era sbagliata, in allenamento lo fai 9 volte su 10, anche se c’era una deviazione sul cross. Come i rigori: c’è chi in allenamento li segna tutti, ma in partita è diverso. In stagione ne abbiamo avute tante di occasioni sbagliate che normalmente avremmo segnato”.

PERCORSO DEI GIOVANI – “Ogni giocatore è un mondo a sé. La cosa più importante è che i giocatori che diamo in prestito giochino, con un allenatore che si fida di loro e in un contesto adatto. Nessuno può garantire che un ragazzo giochi tutte le partite, se lo devono guadagnare, però il contesto è importante. E’ molto importante per i ragazzi, non si può sbagliare, la decisione va studiata al massimo. Si parla col mister, col direttore, anche con le famiglie: bisogna essere tutti allineati. Lo stesso giocatore nel contesto sbagliato non fa niente e si rischia di perdere un talento. Avevo parlato col mister dell’Avellino prima di mandare Le Borgne, ma poi l’hanno esonerato”.

RAMON – “Per il nostro modello di gioco era perfetto. L’unico dubbio era l’adattamento alla competizione, al calcio italiano, ai duelli, al gioco diretto, agli attaccanti fisici. E lui ha alzato molto il livello. Per duelli è tra i primi in Europa. Le doti con la palla non ci sorprendono. Ci sono giocatori che sono evidentemente diversi dagli altri, lui è uno di questi. Se resterà? Ma sì…”.

DOUVIKAS CONTRO LE GRANDI – “Mi piace molto, c’è una crescita, avevamo visto che dove aveva giocato aveva sempre fatto gol. Lotta, è sempre lì, fa gol, anche quando non fa la migliore partita riempie l’area ed è molesto per i difensori. Può migliorare nella postura, nell’attacco alla profondità, come giocare la palla pulita. Però c’è anche un discorso di squadra, non siamo ancora bravissimi nell’ultimo passaggio, nelle scelte. Tante altre cose le facciamo bene, ma quell’ultima palla che ti lascia solo contro il portiere… Il calcio è questione di decisioni. Se migliorerà lui e migliorerà la squadra, diventerà un grande attaccante “.

CRESCITA DI SMOLCIC – “Io ho sempre visto questo giocatore, non ricordo neanche l’anno scorso una partita sbagliata da Smolcic a parte col Venezia. Ci si abitua a quel livello perché lo tiene sempre, ma è un livello altissimo. Anche con la Juve, sia all’andata che al ritorno contro Yildiz… Mi dà una garanzia incredibile. Per un allenatore è un tesoro, può essere che sia migliorato un po’ nelle scelte. L’abbiamo preso per pochissimo, se ti dico quanto guadagna…subito dobbiamo rinnovargli il contratto. Quando vedi tutto il contesto, lui è un fenomeno”.

SCELTA DELLA FORMAZIONE – “Noi prepariamo la partita come se l’avversario giocasse con l’undici normale, poi prepariamo anche delle alternative, piani B e C. Poi quando ti arriva il foglio con la formazione avversaria non sempre sai come si metteranno in campo. Da Cunha nel ruolo di Baturina era la nostra scelta, non per come erano in campo loro. Io non scelgo mai la formazione per sorprendere gli allenatori avversari, certo cerco di creare problemi all’allenatore avversario, ma non penso mai a cosa può pensare l’altro allenatore. E parto sempre dalla scelta dell’attacco, poi il resto. A inizio stagione devi fare esperimenti, che ti fanno perdere punti ma che ti servono dopo”.

ALLENAMENTI – “In questa fase, la priorità è dare il massimo tempo libero al giocatore per ricaricare la testa, poi il recupero con piscina, sauna, il giorno prima della partita fare un po’ di meccanismi fuori. Oggi allenamento di 55 minuti. Li facciamo corti ma molto intensi, poi se abbiamo una settimana di tempo c’è sempre un giorno in mezzo dove simuliamo una partita. Poi dipende dal modello di ogni allenatore. Io mi sono ritirato perché due giorni dopo la partita facevamo 12 km di corsa e io non volevo farlo. Ero frustrato e non me la sentivo. Ma ogni allenatore ha la sua metodologia, non c’è un giusto e uno sbagliato. Comunque in Champions non è solo questione di come ci si allena, la Champions è la Champions, io non l’ho mai vinta. Il calcio italiano può migliorare in alcune cose, così come possono migliorare la Liga, la Ligue 1… Non credo che la Serie A sia così indietro come a volte si pensa”.

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