I musulmani del Como e il Ramadan: “Ci sentiamo rispettati e stiamo bene”

Il punto di vista di Diao, Fadera e Vojvoda sul rapporto tra calcio, fede e digiuno

Interessante il pezzo pubblicato da poco sul sito ufficiale del Como 1907. Il titolo: “Fede, calcio e digiuno”. Il riferimento ĆØ ovviamente al Ramadan e ai tre musulmani della rosa: Mergim Vojvoda, Assane Diao (in foto) e Alieu Fadera. Ecco le dichiarazioni di ognuno:

Diao: “Di solito quando segno, alla fine dell’esultanza mi prostro al suolo per ringraziare Dio e come forma di riconoscenza. Per avermi aiutato non solo a segnare, ma anche a realizzare il mio sogno: giocare nelle partite che amo. All’inizio ĆØ un po’ complicato non mangiare e non bere durante il giorno, ma dopo qualche giorno il corpo si adatta. E la veritĆ  ĆØ che sto bene. Alcuni compagni mi fanno domande quando arriva il Ramadan. Non conoscono bene questa pratica, quindi chiedono, sono incuriositi. Io glielo spiego, ed ĆØ bello ricevere domande interessanti. Ma la cosa più importante ĆØ che si mettono nei nostri panni, ci rispettano e ci danno una mano. Questo fa la differenza“.

Fadera: ā€œVengo da una famiglia musulmana e ho iniziato a digiunare intorno ai dieci anni. ƈ una sensazione che conosci da piccolo e viverla ĆØ incredibile: ti dĆ  un senso profondo di spiritualitĆ . Sai che lo stai facendo per qualcosa di più grande. Il supporto ricevuto ĆØ stato davvero importante. Ho un mio angolo nello spogliatoio dove prego ogni giorno. A volte capita che qualcuno dei compagni mi prepari il tappetino per pregare. Sono piccoli gesti che ti fanno sentire rispettato, capito, accolto. Non ĆØ difficile. Serve solo disciplina. Ogni preghiera ha il suo momento, quindi se riesci a incastrarla con gli allenamenti, funziona. Anche il club mi ha aiutato a gestire al meglio tutto questoā€.

Vojvoda: “Per me, il Ramadan rappresenta la fede che porto dentro. Non si tratta solo di non mangiare o bere, ma di cercare la ricompensa e la misericordia di Allah.Ā Quando hai altri compagni che osservano il Ramadan, diventa tutto più naturale. Ci sosteniamo a vicenda. Il giorno della partita o alla vigilia ci basta uno sguardo per capire che non siamo soli. E questo, sƬ, aiuta. Per me non ĆØ mai stato un limite, anzi. Sono stato fortunato: durante il Ramadan ho segnato in diverse partite, e questo mi ha dimostrato che non ĆØ una debolezza, ma una forza“.

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