Da Marcus a Marco. In una mattinata condizionata dalle voci su Marcus Rashford – fondate fino a un certo punto, probabilmente – il quotidiano La Provincia dedica un’intervista a Marco Parolo, ex centrocampista tra le altre di Parma, Lazio e Nazionale. E in vista della partita di domani sera è un doppio ex, perché la sua prima squadra professionistica fu proprio il Como, in una stagione disgraziata, quella 2004-2005 in C1 pre-fallimento.
Ma cos’ha detto Parolo al collega Nicola Nenci? Innanzitutto ha ricordato il suo passato in biancoblu: “Como è il posto dove sono diventato calciatore. Fu un anno intenso. Le incertezze societarie, gli avvicendamenti al vertice, il fallimento a metà anno con l’arrivo del curatore, un campionato difficile sul campo finito con la retrocessione nello spareggio a Novara. Che delusione! Arrivavamo lanciati dopo un buon finale di campionato, invece perdemmo in casa l’andata 1-2 e a Novara facemmo 0-0. Prima dello spareggio Preziosi ci disse che se ci fossimo salvati, avrebbe ricomprato la società all’asta per farne un club satellite del Genoa, che ci sarebbero state garanzie economiche. Invece retrocedemmo. Una volta andando in trasferta con i pullman, non si alzò la sbarra del Telepass perché la società non aveva pagato. O al ritiro estivo di Pontremoli, quando dopo quattro giorni arrivò un dirigente a dirci che si tornava a casa perché non c’erano i soldi. Dopo l’arrivo del curatore, da gennaio, le cose andarono meglio“.
Una battuta sulla partita di domani: “Non così scontata. Se all’andata la Lazio era in formissima, adesso forse è nel momento peggiore. Potrebbe avere ancora le scorie del derby, io certe cose le so bene. Il Como potrebbe fare male ai biancocelesti, perché ha una idea di calcio e di palleggio. I gol della Roma possono essere un esempio. Certo, se la Lazio passa in vantaggio, poi ha giocatori di gamba che strappano, e diventa dura“.
L’attuale commentatore di DAZN ha anche rivelato un piccolo retroscena di mercato: “Nel 2021 finì il mio contratto con la Lazio, avevo 36 anni, mi sarebbe piaciuto andare avanti e ci fu un contatto con il Como. L’unico club per il quale sarei sceso in B. Ma non se ne fece nulla. Peccato“.

